Mezzogiorno, risparmi in salita: ma la ricchezza è in poche mani

di Sergio Governale

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Con la crisi i risparmi crescono a sorpresa al Sud più che al Nord, in particolare le attività finanziarie (conti correnti, fondi comuni di investimento, azioni, obbligazioni), ma nelle mani di sempre meno persone. Quali? Anziani e famiglie già abbienti, che riescono ad accumulare ulteriori risorse. Mentre giovani e persone in difficoltà economiche, tra l'altro in aumento, vedono peggiorare decisamente le proprie condizioni di vita. Con la conseguenza che la forbice sociale il divario tra ricchi e poveri continua inesorabilmente ad allargarsi, soprattutto nel Meridione, dove le disuguaglianze raggiungono livelli record. Lo si ricava estrapolando i dati della Banca d'Italia, incrociandoli con quelli forniti dall'Istat.

Lo scenario
L'analisi parte dalle componenti principali del risparmio, che comprende, oltre alle attività finanziarie, anche quelle reali (terreni e immobili). Queste ultime, malgrado in alcuni casi abbiano subito un crollo delle quotazioni, hanno registrato un apprezzamento dell'1% secondo l'Istituto centrale, il doppio nel Mezzogiorno (più 1,95%). Le attività finanziarie che per la Banca d'Italia hanno superato a giugno scorso quota 4.228 miliardi di euro si sono invece apprezzate a doppia cifra percentuale (più 12%), in particolare al di sotto del Garigliano (più 13% a oltre 800 miliardi). Il tutto in un quadro in cui, ricorda la Consob, «la ricchezza delle famiglie, al netto dei debiti, è rimasta sostanzialmente stabile attorno ai livelli pre-crisi». Un dato quindi positivo per il Mezzogiorno, in cui però la ricchezza pro capite è pari ad appena il 60% di quella del Centro Nord, ricorda la Banca d'Italia, malgrado il divario tra le due aree del Paese si sia ridotto del 10% rispetto al 2005. Se si guarda solo ad azioni, obbligazioni e depositi e fondi comuni, la situazione è ancora peggiore: gli 800 miliardi di risparmi non arrivano infatti a un quarto di quelli del Centro-Nord (quasi 3.500 miliardi) in un'area che conta oltre un terzo degli abitanti del Paese.

La ripresa
A spiegare l'evoluzione del risparmio è sempre l'Istituto centrale: «Nella prima fase della crisi (dal 2008 al 2011) alla continuata espansione del valore delle attività reali si è associata la brusca contrazione di quello delle attività finanziarie in tutte le aree del Paese. Al contrario, dal 2012 il valore delle attività finanziarie ha ripreso a crescere, mentre quello delle attività reali si è ridotto, a causa soprattutto del calo delle quotazioni delle abitazioni che, dopo aver raggiunto un picco nel 2011, sono scese nel triennio successivo in tutte le aree».

Il divario
Nel Nord le attività finanziarie rappresentano una quota relativamente più elevata della ricchezza delle famiglie rispetto al resto del Paese e sono cresciute dal 2008 di quasi il 12% (più 11,39% nella parte Ovest e più 12,89% in quella Est). Al Centro, dove la componente reale costituisce quasi il 70% delle attività complessive (oltre il 10% in più rispetto al Nord), nello stesso periodo il risparmio è rimasto sostanzialmente invariato. «All'aumento di valore delle attività reali che aveva trainato la crescita fino al 2011 ha fatto seguito una forte riduzione della stessa componente a partire dal 2012, che ha più che compensato l'aumento di valore di quella finanziaria (più 11,66%)», precisa Via Nazionale.

Infine al Sud dove il peso della ricchezza reale è pressoché analogo a quello del Centro e la ricchezza finanziaria, grazie a un profilo di rischio più contenuto rispetto al resto del Paese, ha risentito in misura inferiore della perdita di valore all'inizio della crisi il risparmio è aumentato di oltre il 13%. Ma non per tutti. Qui infatti è maggiore rispetto al resto d'Italia il numero di persone che non detiene attività reali o finanziarie. «La diseguaglianza della ricchezza finanziaria pro capite certifica sempre la Banca d'Italia è più ampia nel Mezzogiorno rispetto al Centro e al Nord. Durante la crisi la crescita della diseguaglianza si è accompagnata all'aumento della quota di popolazione che non detiene attività finanziarie, in particolare nel Nord, dove tale quota è rimasta tuttavia inferiore rispetto al Centro e al Mezzogiorno. La quota di popolazione che non possiede alcuna forma di ricchezza (immobiliare o finanziaria) oscilla tra il 14% del Nord Est e il 22 del Mezzogiorno». Un record dunque al Sud.
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Domenica 3 Dicembre 2017, 10:58 - Ultimo aggiornamento: 03-12-2017 15:26
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