«Resto al Sud», il piano giovani imprese: finanziate le aziende degli under 36

di Nando Santonastaso

In principio fu la legge 44 del 1986, ispirata e firmata da un ministro irpino tenace come Salverino De Vito, vecchia scuola Dc. Poi toccò, all'alba del 2000, alla legge 185 rimasta in auge fino a quando, è storia recente, non si chiusero i rubinetti dei fondi pubblici e si pensò ad altre soluzioni.

Al prestito d'onore, ad esempio, o a misure specifiche per la nascita di microimprese con modalità di accesso ai finanziamenti più o meno convenienti (fondo perduto o tasso zero, per intenderci). Per non parlare dell'azienda al costo di un euro prevista dal decreto Crescitalia che fece inalberare soprattutto i notai. Insomma, da più di 30 anni garantire ai giovani, soprattutto se disoccupati, la possibilità di mettere su un'impresa senza grandi capitali di partenza è una sorta di chiodo fisso dei governi, senza distinzione di appartenenza politica. Lo dimostra la prolifica legislazione in materia (come abbiamo visto), trasversale a tutti gli schieramenti e accettata di buon grado dai diretti interessati, i giovani che vogliono diventare imprenditori, anche se non tutti alla fine ci sono riusciti.

Per avere unidea dell'interesse suscitato da queste norme, bastano pochi dati: le agevolazioni concesse da Invitalia, il braccio operativo del ministero dello Sviluppo economico, a giovani e donne che vogliono diventare imprenditori attraverso nuove imprese a tasso zero (finanziamento fino al 75% delle spese ammissibili) hanno toccato alla data dell'1 novembre scorso quasi 74 milioni, pari a 355 iniziative e a 1.690 nuovi posti di lavoro. In questo caso parliamo di una misura aperta a tutto il territorio nazionale, e dunque di ampio impatto. Ma proprio a Invitalia si dicono convinti che l'ultima nata in materia, cioè il decreto Mezzogiorno del governo Gentiloni e in particolare la norma Resto al Sud che tenta di dare una risposta al fenomeno della fuga dal Mezzogiorno, cervelli e non solo, è destinata a sbancare. «Perché mai prima d'ora un governo spiega lo staff dell'ad Domenico Arcuri aveva investito un miliardo e 300 milioni sull'imprenditorialità giovanile destinata ad una sola area geografica, il Sud appunto».

La somma effettivamente è forte e almeno in teoria destinata a incidere moltissimo sull'attenzione degli under 36 (l'età considera anche coloro che compiranno i 36 anni appunto nella fase di attuazione della legge) disposti a mettersi in proprio e voltare pagina. Non è un caso che il principale ispiratore di questo provvedimento, il ministro del Mezzogiorno e della Coesione territoriale Claudio de Vincenti, punta a creare almeno 100mila nuovi occupati, facendo leva non solo sulla fame di lavoro, che nel Meridione è rimasta altissima, ma anche sulle procedure attuative della norma.
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Domenica 26 Novembre 2017, 11:40 - Ultimo aggiornamento: 27-11-2017 08:46
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