Statali, la stretta del nuovo contratto: sarà punito l'ufficio dove c'è un assenteista

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di Marianna Berti

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Il nuovo contratto di lavoro per gli statali prende forma: 95 cartelle, più le tabelle retributive allegate e, soprattutto, tanti cambiamenti. In ballo non c'è solo lo scatto medio di 85 euro mensili ma anche un set di regole diverso rispetto al passato, in linea con la riforma Madia del pubblico impiego e le innovazioni già testate in campo privato, metalmeccanici in primis. Ecco che arriva un bonus per i salari più bassi e il welfare aziendale, con misure di sostegno per l'istruzione dei figli e le polizze sanitarie. Ma la discontinuità vera sta nell'affermazione di una logica di squadra, nel bene e nel male. È così che i danni provocati dall'assenteista si riverseranno anche sui colleghi. Il taglio dei premi riguarderà, infatti, l'intero ufficio.
 
La trattativa tra l'Aran, il braccio del governo nei tavoli, e i sindacati entrerà nel vivo domani. L'obiettivo è raggiungere un accordo prima di Natale, anche con una non stop. Le sigle del pubblico impiego, come noto, insistono da tempo per avere più spazio, con format di partecipazione. E, stando alle bozze, qualcosa hanno ottenuto. Le sigle non saranno infatti più solo informate delle decisioni prese dai dirigenti ma potranno chiedere di aprire un confronto, seppure entro certi limiti di tempo (la fase consultiva non potrà superare i 30 giorni). Il dialogo potrà riguardare anche l'orario di lavoro, la mobilità, gli incarichi e i sistemi di valutazione. Nasce poi «l'Organismo paritetico per l'innovazione» per la promozione della legalità e del «benessere organizzativo». Capi e lavoratori saranno ugualmente rappresentati all'interno della nuova cabina. Alla task force sarà affidata la messa a punto di misure per «disincentivare elevati tassi di assenza del personale». L'organismo formulerà «correttivi» qualora si verifichino madie «che presentino significativi scostamenti rispetto a benchmark di settori» o «siano osservate concentrazioni» in date particolari, in cui occorre garantire una continuità di servizio (l'ispirazione arriva dal Capodanno dei vigili urbani della Capitale). Di certo occorre prevedere delle «significative riduzioni delle risorse» a titolo di premio collettivo.

A proposito di merito, le maggiorazioni di stipendio saranno «differenziate»: saltano le cosiddette gabbie della legge Brunetta ma resta l'indicazione per dare di più ai migliori. L'ipotesi è elargire i plus a una quota che non superi il 30% del personale. Ma allo stesso tempo si prova ad accorciare un po' la forbice tra i più ricchi e i più poveri. Spunta così un «elemento perequativo mensile», una misura compensativa, in modo da garantire il completo salvataggio del bonus degli 80 euro e il riscatto di anni di blocco contrattuale.
 
Martedì 19 Dicembre 2017, 10:46 - Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre, 00:04
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4 di 4 commenti presenti
2017-12-19 13:48:23
Il primo ufficio da punire sarà il senato.......
2017-12-19 12:28:46
non sanno più cosa inventarsi!!....non riescono ha capire che il vero problema della pubblica amministrazione non è più il triste e vergognoso fenomeno dell'assenteismo in voga fino a qualche anno fa tra qualche dipendente infedele magari adesso già tranquillamente in pensione ma...ben altri sono i punti dolenti della macchina burocratica nostrana come la carenza di mezzi ed efficienza soprattutto dal punto di vista dell'informatizzazione....
2017-12-19 12:15:30
Troppe chiacchere, un solo modo per arginare questo schifo,,,PRIVATIZZARE TUTTO
2017-12-19 12:03:16
Sembra una bella idea, ma come si attua? Che poteri di dissuasione hanno i colleghi verso l'assenteista, cui un'occhiata di traverso non fa nè caldo nè freddo. Magari nell'assenza fa un altro lavoro, oppure risparmia la donna di servizio o altro. Se non si danno poteri di punizione ai colleghi, tipo multe pesanti da compensare i tagli nei premi si rendono i lavoratori seri cornuti e mazziati

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