Spread in rialzo oltre quota 300, Borsa giù

Spread di nuovo in rialzo mentre le Borse scivolano in tutto il mondo. Il differenziale tra Btp e Bund in chiusura è comunque sotto i massimi di giornata, a 305 punti base, dopo aver toccato 310 in mattinata, con il rendimento al 3,58%. Il mercato tira un sospiro di sollievo dopo il collocamento integrale - sia pure con tassi in forte rialzo - di 6,5 miliardi di Btp.

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Piazza Affari termina in calo di quasi il 2%. L'indice Ftse Mib cede l'1,84% a 19.356 punti, in linea con gli altri listini europei che risentono dell'andamento negativo di Wall Street. All'indomani della seduta peggiore da febbraio, la piazza americana non è riuscita a ritrovare slancio, anzi è rimasta sotto la pressione delle vendite. Stesso discorso per Parigi (-1,83%), Francoforte (-1,48%), Madrid (-1,6%) e Londra (-1,9% circa). Hanno pesato il forte ribasso delle Borse asiatiche e i timori legati allo scontro commerciale Usa-Cina, ma soprattutto gli attacchi del presidente americano Donald Trump alla Fed (ieri ha detto che «è impazzita», oggi che commette un grande errore inasprendo la politica monetaria).

Sull'indice Ftse Mib hanno inciso anche le tensioni sulla manovra finanziaria. A Piazza Affari hanno limitato i cali le banche e ha svettato St (+1,98%), in rimbalzo dopo il crollo dei tecnologici alla vigilia. Male i petroliferi (Saipem -3,25%, Tenaris -4,22%, Eni -2,75%), con il calo del petrolio. 

Limitano in parte i danni le banche, dopo essere state protagoniste di ribassi molto marcati nelle precedenti sedute. Banco Bpm ha finito a -1,27%, Ubi Banca a -1,18, Intesa a Sanpaolo -2,47% e Unicredit a -1,78% (non ha aiutato il fatto che Banco Santander ha avviato la copertura con un rating «buy» e obiettivo di prezzo a 16,80 euro per azione, contro gli attuali 12 circa). Fuori dal listino principale Carige (-6,12%, dopo essere arrivata a cedere il 10%) ha risentito del downgrade di Fitch Rating a «Ccc+», sulla scia di una possibilità di fallimento considerata «reale». Male anche il comparto del risparmio gestito, che soffre dopo i dati sulla raccolta e in un mercato che dà poche soddisfazioni. Sotto pressione quindi Mediolanum (-2,88%) e Azimut (-3,69%), che pure ha messo a segno in settembre una raccolta superiore alle previsioni, ma, secondo gli analisti di Equita, più legata al contributo delle attività estere, che hanno compensato un mercato domestico debole.

Ancora debole il settore del lusso, già ieri penalizzato da un report di Morgan Stanley, secondo cui le quotazioni delle principali società sono alte, con multipli in media ai massimi da 23 anni, cosa che dà agli investitori opportunità per vendere. Così Moncler ha finito a -1,42%, Ferragamo a -3,38% e Ferrari a -2,23%, ormai associata al comparto lusso per via dei multipli, come aveva detto già in occasione dell'Ipo l'allora amministratore delegato Sergio Marchionne.

L'ondata di vendite partita alla vigilia da New York ha intanto travolto anche in mercati asiatici. Oltre al tonfo dei tecnologici del Nasdaq, a favorire le vendite sono i timori per l'impatto della guerra commerciale Usa-Cina sui risultati delle aziende e la presa di coscienza dei mercati che è ormai terminata l'epoca delle politiche monetarie espansive. Il risultato è il calo del 3,89% di Tokyo, il tonfo più pesante da fine marzo. In picchiata anche la Cina: Shanghai cede il 5,22%, mentre Shenzhen perde il 6,45%.

 
Giovedì 11 Ottobre 2018, 08:50 - Ultimo aggiornamento: 11-10-2018 18:00
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