«Resto al Sud», sì a 210 progetti

di Nando Santonastaso

Forse il paragone può apparire eccessivo, almeno in termini strettamente numerici. Ma è un fatto che quasi a dispetto della presunta corsa all'assistenza degli abitanti del Sud, tra Reddito d'inclusione (certo) e Reddito di cittadinanza (ancora da discutere), ci sono migliaia di giovani che puntano sul territorio in cui vivono e sulle loro capacità per costruirsi un futuro. Sono compresi soprattutto nella fascia di età 30-35 anni, hanno per il 30% un titolo di studio molto elevato (laurea, master, dottorato di ricerca) e uno su due è donna tra i 26 e i 29 anni. Ma soprattutto non intendono rinunciare alla possibilità di investire le loro competenze in settori solo apparentemente distanti dalle più moderne tendenze dello sviluppo economico e imprenditoriale: il 49% delle loro proposte si riferisce ad attività turistiche-culturali, un altro 22% ad attività manifatturiere ed artigianali.

Certo, solo il 4% punta dritto all'Innovation and Technology Communication e il dato deve comunque far riflettere: ma anche chi cerca spazio in comparti per così dire più tradizionali sa bene che senza un'adeguata dimensione tecnologica non può fare molta strada.
Insomma, i primi dati che arrivano da Resto al Sud, l'incentivo dedicato ai giovani under 36 residenti nel Mezzogiorno che vogliono creare attività imprenditoriali confermano che l'idea funziona. E che gli obiettivi indicati dal governo Gentiloni e segnatamente dal ministro del Mezzogiorno Claudio de Vincenti (che di questa misura è il papà) possono essere raggiunti. Se il 15 gennaio, il giorno di apertura dello sportello telematico di Resto al Sud, sul sito di Invitalia erano già state avanzate 209 richieste, la cui valutazione andava conclusa nei 60 giorni lavorativi successivi, oggi il bilancio è ancora più significativo. Nel senso che, giunto a scadenza il termine fissato dalla legge, Invitalia ha valutato oltre 600 domande, un numero tre volte superiore a quello previsto dimostrando che l'impegno a velocizzare al massimo l'esame dei dossier viene rispettato. «Resto al Sud è una risposta di qualità alla domanda di lavoro e di impresa nel Mezzogiorno e Invitalia sta assicurando tempi record di gestione dell'incentivo per consentire un rapido avvio delle iniziative già approvate, che ad oggi sono 210», dice l'amministratore delegato, Domenico Arcuri.
Ma sono forse soprattutto i numeri delle domande attualmente in valutazione a dimostrare che l'iniziativa piace. A Invitalia sono stati già presentati infatti 2.031 progetti imprenditoriali che prevedono investimenti per 134 milioni di euro, con richieste di agevolazioni per 68,5 milioni e 7.500 nuovi posti di lavoro. Ulteriori 5.400 domande sono in fase avanzata di compilazione sulla piattaforma online di Invitalia. Tra le otto regioni del Sud interessate dall'intervento, al primo posto c'è la Campania con il 45% delle domande, seguita da Sicilia e Calabria (17%), Abruzzo e Sardegna (7%), Puglia (4%), Basilicata (2%) e Molise (1%).

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Venerdì 13 Aprile 2018, 10:35 - Ultimo aggiornamento: 13-04-2018 14:03
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
1 di 1 commenti presenti
2018-04-14 09:57:55
Molti , ottenuti gli incentivi, nei precedenti bandi, li hanno mangiati e digeriti, senza pagarne il conto.......uccelli di bosco a pancia piena!

QUICKMAP