Pensioni, si accelera su quota 100: «pace fiscale» per finanziare la riforma

Pensioni, si accelera su quota 100:
di Umberto Mancini e Michele Di Branco

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Vertice con riforma della legge Fornero nel menù. Blindato il decreto dignità, il governo affila le armi in vista della legge di Bilancio. E se reddito di cittadinanza e la flat tax, per essere compatibili con i conti (la manovra sarà di circa 25 miliardi e solo la metà serve per sterilizzare l’aumento dell’Iva), potranno muovere solo i primi passi, l’esecutivo è al lavoro per mettere a punto i dettagli di un altro dei cavalli di battaglia sia della Lega sia del Movimento 5 Stelle. E la misura, che dovrebbe costare attorno ai 4 miliardi, sarà appunto inserita nella prossima legge di Bilancio. Di certo il premier Giuseppe Conte tornerà a mediare per evitare di mettere a rischio i conti.

 

IL PERCORSO
Il provvedimento, che dovrebbe essere calendarizzato a settembre sarà costruito intorno al meccanismo della cosiddetta “quota 100”, la somma tra contributi versati e l’età. Coinvolti in questa prima fase circa 400 mila persone. Poi si vedrà. Ancora da stabilire se si farà anche quota 41, cioè la possibilità lasciare il lavoro a qualsiasi età avendo versato contributi per 41 anni e mezzo. L’asticella dell’età per quota 100 dovrebbe invece essere fissata a 64 anni e l’altro paletto per limitare la platea sarà quello dei contributi figurativi, che potranno essere conteggiati con dei limiti (si è ipotizzato per massimo 2 anni). Occorre ricordare che uno scenario con quota 100 senza vincoli di età (l’ipotesi più hard formulata dall’Inps), con in più la pensione di anzianità, comporterebbe un esborso di quasi 14,4 miliardi già in partenza, per sfiorare i 21 miliardi annui di euro nel 2028.

Gli assegni in più sarebbero 751 mila nel 2019 (oltre un milione nel 2028). Nei dieci anni considerati si spenderebbero così oltre 190 miliardi. Dopo di che a partire dal 2030 gli oneri si riducono, trasformandosi in risparmi intorno all’anno 2040. Con la legge di Bilancio il governo sta valutando anche di fare un passo ulteriore per spingere gli investimenti degli enti locali, liberando circa un altro miliardo, dopo lo sblocco di oltre 2 miliardi di avanzi di amministrazione di Comuni e Regioni in arrivo con il decreto Milleproroghe. Sul tavolo anche il nodo dell’Iva: per evitare gli aumenti vanno trovati 12,4 miliardi e nei giorni scorsi sono circolate ipotesi di aumenti ‘selettivi’ per recuperare risorse ma i due vicepremier, Salvini e Di Maio, hanno ribadito la chiara volontà politica di evitare aumenti di tasse. 

IL QUADRO
Quanto alla Flat tax, al Tesoro si sta lavorando all’estensione del regime forfettario al 15% per soglie di fatturato più alte rispetto ai limiti attuali (oggi 30 mila euro per i professionisti e 50.000 euro per gli altri). Non è ancora chiaro se la distinzione per comparti sarà mantenuta o se la soglia verrà alzata e unificata, ma la base di partenza potrebbe essere la proposta di legge presentata dalla Lega, sponsor dell’intervento. L’idea più gettonata è quella di garantire il trattamento agevolato fino ad un volume d’affari di 100 mila euro, con una riduzione per le start-up, a cui sarebbe assicurata un’aliquota del 5% per 3 anni, estesa ulteriormente a 5 anni per gli under 35 e gli over 55.

Al contempo, dovrebbero sparire tutti gli obblighi di contabilità, studi di settore e spesometro lasciando come unico adempimento la dichiarazione dei redditi. Per motivi di costo, ma anche di limiti europei, il tetto di fatturato dovrebbe essere compreso probabilmente tra i 60 e gli 80.000 euro. Il realismo di Tria passa infine anche per il reddito di cittadinanza. Per attuarlo non saranno necessarie tutte risorse nuove: il costo, ha spiegato il ministro in più di una circostanza, «non può essere tutto addizionale ma in parte sostitutivo».
Mercoledì 8 Agosto 2018, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 08-08-2018 12:51
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