Ocse elogia il Jobs Act ma competenze scarse sul lavoro: laureati, Campania indietro

«Negli ultimi anni, il governo italiano ha messo in atto un insieme di riforme strutturali, compreso il Jobs Act del 2015, che mirano ad affrontare le sfide sull'occupazione». Così l' Ocse nel report sulla Strategia per le competenz2, sottolineando anche quello che è stato il «taglio temporaneo dei contributi» per le assunzioni stabili. «Tutte assieme» le novità, sostiene, hanno dato una spinta: sono «circa 850.000 posti di lavoro creati da quando queste riforme sono state adottate» e «il numero di nuovi contratti a tempo indeterminato è aumentato». Non solo:«L'Italia, negli ultimi anni, ha fatto notevoli passi in avanti nel miglioramento della qualità dell'istruzione», ma forti sono le differenze nelle performance degli studenti all'interno del Paese, «con le regioni del Sud che restano molto indietro rispetto alle altre», tanto che «il divario della performance in Pisa (gli standard internazionali di valutazione) tra gli studenti della provincia autonoma di Bolzano e quelli della Campania equivale a più di un anno scolastico». 

Tra le riforme che secondo l'Ocse vanno nella giusta direzione, oltre al Jobs act, che viene definito «una pietra miliare del processo di riforma», ci sono la Buona scuola, Industria 4.0, Garanzia Giovani e la legge Madia sulla P.a. In particolare della riforma dell'istruzione si evidenzia il piano per il digitale e l'Alternanza scuola lavoro. Ora, stando al report, un contributo, per un'azione d'insieme, può arrivare dalla Strategia nazionale della competenze dell'Italia, un progetto che il Governo italiano conduce in collaborazione con l' Ocse e il sostegno della Commissione Ue. In questo scenario l'organizzazione parigina «ha identificato 10 sfide» per promuovere le competenze, spingendo su una maggiore partecipazione di donne e giovani al lavoro, sulla formazione continua, sugli studi avanzati e sull'innovazione.

Si legge ancora nel rapporto: «Il livello dei salari in Italia è spesso correlato all'età e all'esperienza del lavoratore piuttosto che alla performance individuale, caratteristica che disincentiva nei dipendenti un uso intensivo delle competenze sul posto di lavoro». Non solo: «Attualmente l'Italia è intrappolata in un 'low-skills equilibrium', un basso livello di competenze generalizzato: una situazione in cui la scarsa offerta di competenze è accompagnata da una debole domanda da parte delle imprese». Insomma da una parte la forza lavoro non si presenta sul mercato preparata, attrezzata a svolgere le diverse mansioni possibili, dall'altra le aziende non pretendono. Un circolo vizioso che rischia di non portare lontano.
Giovedì 5 Ottobre 2017, 10:33 - Ultimo aggiornamento: 05-10-2017 12:06
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP