Nomina Consob, prove di grande intesa: dialogo Gentiloni-Berlusconi

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di Alberto Gentili

Sembrava che i veleni e lo scontro sulle banche, il fango nel ventilatore, lo scaricabarile tra Bankitalia e Consob sui difetti di vigilanza che hanno favorito le crisi bancarie e spedito migliaia di risparmiatori sul lastrico, avessero suggerito a Paolo Gentiloni una brusca frenata. Invece no. Contrordine: venerdì il governo procederà alla nomina del successore di Giuseppe Vegas, scaduto il 15 dicembre. E lo farà proprio per chiudere quella che ormai viene considerata la stagione opaca della Consob.

In questa accelerazione, le novità di metodo e di merito non mancano. Dopo il pandemonio di ottobre, quando Matteo Renzi ha innescato una mezza crisi istituzionale con l'assalto (andato a vuoto) contro la riconferma del governatore di Bankitalia Ignazio Visco, il clima è mutato. Il segretario dem, indebolito dall'affaire-Boschi e dai sondaggi in picchiata, avrebbe compiuto un passo indietro. Per non andare di nuovo alla guerra contro l'«amico Paolo», avrebbe deciso di scegliere un profilo basso e di lasciare il dossier nelle mani del premier. Anzi, di un triangolo istituzionale composto da Quirinale, Tesoro e, appunto, palazzo Chigi. Con Luca Lotti, il braccio destro di Renzi nell'insidioso settore delle nomine, nel ruolo di osservatore. Al massimo di suggeritore. Non di regista come ai tempi d'oro del renzismo.
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Martedì 19 Dicembre 2017, 09:56 - Ultimo aggiornamento: 19-12-2017 10:52
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