Ministeri, sanità ed enti locali:
chi vince la gara degli sprechi

di Umberto Mancini

L'allarme lo ha lanciato pochi giorni fa la Corte dei conti. «È ancora troppo alta, anzi più che prevalente - hanno ammonito i giudici contabili - la quota di acquisti di beni e servizi pubblici fatta al di fuori dalle procedure Consip». E in effetti dei 47,4 miliardi di spesa complessiva, soltanto 9,6 miliardi sono passati attraverso il sistema della centrale unica per gli acquisti. Si tratta, il dato è relativo al consuntivo 2017, di un misero 20%.

Il che la dice lunga su quanto siano ampi i margini di miglioramento. Risorse che in tempi di disperata caccia alle coperture per far quadrare il bilancio e di spending review farebbero molto comodo all'esecutivo giallo-verde. Se non altro perché con la fine della politica monetaria accomodante della Bce e della volontà di non aumentare le tasse, non ci sono alternative a tagliare gli sprechi.

Ma chi aggira le norme che prevedono proprio di transitare per le gare Consip? Al primo posto c'è proprio lo Stato con le sue amministrazioni centrali: su 8,8 miliardi di acquisti solo 1,7 miliardi sono passati attraverso le convenzioni della centrale unica. Male, anzi malissimo la sanità con 22,2 miliardi di spese a solo 3,2 miliardi bollinati da Consip. Al terzo posto si piazzano gli enti territoriali, Comuni e Regioni, con 11,3 miliardi di acquisti e poco più di 3,5 miliardi messi a gara, utilizzando lo strumento dell'intermediario pubblico. Gli altri enti - Inps e Inail per intenderci - sono a quota 600 milioni rispetto a spese per 5 miliardi.
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Domenica 1 Luglio 2018, 11:47 - Ultimo aggiornamento: 01-07-2018 14:38
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP