Manovra, la maggioranza litiga sul bonus bebè

di Luca Cifoni

Assunzioni e stabilizzazioni non mancano nella versione finale della legge di Bilancio al Senato; né potrebbero mancare, al di là dell'utilità delle singole misure, visto che la manovra è di fatto l'ultimo treno utile prima della fine della legislatura e delle elezioni politiche.

Ma la giornata di ieri, quella in cui il testo uscito dalla commissione Bilancio è stato trasmesso all'aula (dove è atteso il voto di fiducia) è stata caratterizzata anche dallo scontro interno alla maggioranza sul tema del bonus bebè. I centristi di Ap hanno addirittura minacciato di non votare il provvedimento se non sarà chiarito che l'assegno per la natalità che sarebbe scaduto nel 2017 e che è che con un emendamento è stato inserito stabilmente nell'ordinamento continuerà ad essere riconosciuto per i primi tre anni di vita del bambino, e non solo per il primo. In effetti la proposta di modifica 30.0.31 (nel suo testo rivisto) specifica che «l'assegno è corrisposto fino al primo anno di età». Sul punto è intervenuto Giorgio Santini, capogruppo del Pd in commissione, secondo il quale «la norma è chiarissima» e il riferimento al primo anno riguarderebbe solo l'entità del bonus, che viene dimezzato a 480 euro l'anno restando però fissato all'importo originario di 960 euro nel 2018. Resta il fatto che nel periodo in questione si parla di «primo anno di vita» mentre le norme finanziarie parlano dell'anno solare 2018. È possibile quindi che qualche rifinitura per chiarire questo aspetto sia fatta nel passaggio al maxi-emendamento sul quale il governo chiederà la fiducia.
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Giovedì 30 Novembre 2017, 10:50 - Ultimo aggiornamento: 30-11-2017 12:31
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP