La Centrale degli investimenti verso l'Agenzia del Demanio

di Andrea Bassi

ROMA La decisione era rimasta appesa. Nelle ore concitate dell'approvazione della legge di Bilancio, con la spada di Damocle della trattativa europea sulla testa, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non aveva voluto dirimere la questione. Da una parte c'era il ministero delle infrastrutture, guidato dal grillino Danilo Toninelli. Dall'altro quello dell'Economia di Giovanni Tria. In mezzo la «Struttura per la progettazione di beni ed edifici pubblici», una centrale unica che, nelle intenzioni del ministro Tria, dovrebbe servire ad accelerare la realizzazione degli investimenti nelle opere pubbliche, il vero volano della crescita, e che nella prima bozza della manovra era stata battezzata InvestireItalia. I due ministeri si contendono il timone della struttura. La scelta sul dove collocarla era stata rimandata dalla manovra, ad un decreto del presidente del Consiglio da emanarsi entro la fine di gennaio. Il pendolo oscillerebbe in direzione di Tria. La centrale per la progettazione, infatti, potrebbe essere collocata nell'ambito dell'Agenzia del Demanio che, del resto, può già vantare esperienza nel settore gestendo un portafoglio di oltre 43.000 beni per un valore di circa 60 miliardi di euro. Non solo. La stessa manovra ha stabilito che il finanziamento di 100 milioni di euro annui per i costi della nuova struttura di progettazione, fossero erogati direttamente all'Agenzia guidata da Riccardo Caprino.

IL RECLUTAMENTO
La struttura, sempre secondo quanto stabilito dall'ultima manovra, potrà assumere 300 persone altamente specializzate (120 delle quali saranno temporaneamente destinate alle stazioni uniche appaltanti provinciali) e potrà reclutare altre 50 persone di ruolo della pubblica amministrazione. L'idea di Tria è quella di ricostituire il genio civile, con lo scopo ultimo di accelerare i tempi di realizzazione degli investimenti pubblici. I compiti della centrale saranno molti. Su richiesta delle amministrazioni centrali e locali potrà occuparsi della progettazione di fattibilità tecnica ed economica, definitiva ed esecutiva di lavori, del collaudo, del coordinamento della sicurezza della progettazione nonché alla direzione dei lavori e agli incarichi di supporto tecnico-amministrativo alle attività del responsabile del procedimento e del dirigente competente alla programmazione dei lavori pubblici. Mettendo la centrale per la progettazione sotto l'ombrello dell'Agenzia del Demanio, le amministrazioni centrali e locali che dovranno effettuare gli investimenti potranno affidare in via diretta, senza la necessità di gare di appalto, alla stessa struttura tutte queste fasi della realizzazione delle opere pubbliche.

I NUMERI
Insomma, per il governo sarebbe più strategico accelerare i lavori che stanziare nuovi fondi. Due giorni fa, in audizione in Parlamento, l'Ance ha contato oltre 400 opere bloccate per un importo superiore a 27 miliardi di euro. Un dato censito, in pochi mesi, nel sito Sbloccacantieri. Nella manovra presentata ad ottobre - ha spiegato il presidente dell'associazione dei costruttori Gabriele Buia, - si prevedeva un aumento di 3,5 miliardi di euro nella spesa effettiva di cassa statale 2019 per gli investimenti pubblici, rispetto alla legislazione pre-vigente, e in tutto di 15,5 miliardi nel triennio 2019-2020. Il testo finale approvato, invece, ha ridotto questo aumento a 550 milioni nel 2019, rinviando gran parte della spinta (10,5 miliardi) al biennio successivo, e comunque riducendola da 15,5 a 11 miliardi nel triennio. La scommessa della struttura, insomma, è quella di riuscire ad accelerare i cantieri e a spendere i soldi che già ci sono.
Mercoledì 9 Gennaio 2019, 07:22 - Ultimo aggiornamento: 09-01-2019 10:23
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