Intesa San Paolo, nel piano stop a Banco Napoli: scure su dipendenti

di Sergio Governale

  • 106
Uno dei pilastri su cui poggia il nuovo piano d'impresa del gruppo Intesa Sanpaolo, che sarà presentato stamattina dall'amministratore delegato Carlo Messina, è la riduzione dei costi al fine di recuperare redditività sino al 2021. E uno dei perni del contenimento degli oneri, oltre alla diminuzione del numero di dipendenti e filiali, è il completamento dell'integrazione della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca e la fusione per incorporazione di tutti gli istituti di credito controllati che rientrano nella cosiddetta Banca dei territori. L'integrazione che spicca su tutte le altre, per dimensione e impatto sull'immagine, è quella del Banco di Napoli, anticipata dal Mattino, che sarà completata entro fine anno. Per dimensione, perché l'istituto partenopeo è il più grande in assoluto nello scacchiere del gruppo, attivo nelle quattro regioni del Mezzogiorno continentale Campania, Puglia, Basilicata e Calabria , dove conta 563 filiali e 5.745 dipendenti. Per immagine, perché il Banco di Napoli è uno dei più antichi istituti del mondo, che affonda le sue radici nei banchi pubblici dei luoghi pii, sorti a Napoli tra il XVI e il XVII secolo, in particolare in un Monte di Pietà fondato nel 1539 per concedere prestiti su pegno senza interessi. Un'immagine così pesante da indurre Messina a lasciare in vita soltanto il marchio del Banco, anche per non cambiare le insegne sulle agenzie (per risparmiare).

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Martedì 6 Febbraio 2018, 08:07 - Ultimo aggiornamento: 06-02-2018 12:05
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP