Ilva, Calenda ferma il tavolo si attende il verdetto del Tar

di Giusy Franzese

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Il destino dell'Ilva è di nuovo in bilico. Il negoziato è «congelato». La decisione è stata annunciata ieri mattina dal ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, come conseguenza del ricorso al decreto sul piano ambientale davanti al Tar di Lecce, presentato l'altro giorno dal governatore della Puglia, Michele Emiliano, e dal sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. «Sono inutili i tavoli finché non è chiara la situazione. Se il Tar di Lecce accoglie l'impugnativa, i commissari straordinari saranno obbligati a iniziare il processo di spegnimento degli impianti dell'Ilva. Questo metterà in discussione tutta la riqualificazione e il rilancio del siderurgico di Taranto». Di qui la decisione di sospendere il negoziato.

Calenda è letteralmente furioso e non nasconde di vedere dietro la mossa di Emiliano solo calcoli politici: «Voglio essere chiaro: in questo Paese non può continuare il gioco della sedia dove la musica continua sempre e noi paghiamo. Questa volta la musica si ferma» dice. Ma il governatore della Puglia non sembra avere alcuna intenzione di mettere fine al braccio di ferro. E in serata rilancia: «Il governo cerca un capro espiatorio». «Temo che questa vicenda dell'aggiudicazione dell'Ilva ad Arcelor Mittal sia tutta sbagliata. Hanno determinato una concentrazione ben superiore alla quota massima consentita e adesso cercano un capro espiatorio per dare la colpa del loro fallimento» aggiunge.

Finché non arriverà il giudizio dell'Antitrust Ue, quella di Emiliano però resta solo un'opinione. La trattativa congelata invece, proprio ora che dopo tanti stop and go aveva preso l'abbrivio giusto, è un dato di fatto.

E il rischio è altissimo. Se il Tar dovesse imporre la chiusura degli impianti lo scenario sarebbe da brivido. Perché spegnere un altoforno non è come spegnere un motore qualunque: per poterlo riavviare servono mesi. E nel frattempo i clienti si rivolgono alla concorrenza, gli operai vanno in cassa integrazione, i conti sballano. In gioco ci sono decine di migliaia di posti di lavoro. Uno scenario che fa saltare sulla sedia gli altri rappresentanti degli enti locali coinvolti, compreso il governatore della Liguria, e i sindacati tutti. Dai quali arriva in coro una richiesta a Emiliano: ritiri il ricorso al Tar.
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Giovedì 30 Novembre 2017, 10:51 - Ultimo aggiornamento: 30-11-2017 15:22
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2017-11-30 14:51:13
per sapere le motivazioni di emiliano, e del sindaco di taranto che si deve fare?
2017-11-30 11:08:23
Quando uno ha vissuto la vita ovattata del magistrato con lo stipendio sicuro alla fine del mese e zero rischi,alla fine perde il contatto con la realtà.E si mette a giocare con il destino di migliaia di famiglie alla ricerca di un reddito con cui campare e campare i figli.

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