«Brexit, la Ue non farà sconti». Barnier: «Prima di chiudere Londra deve saldare i conti»

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di Luca Cifoni

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Dopo aver lasciato la Ue la Gran Bretagna vorrà allontanarsi anche dal modello sociale europeo? La domanda di Michel Barnier risuona nella sala in cui si sta parlando delle conseguenze (economiche e non solo) della Brexit, in mezzo alle argomentazioni più tecniche sui passaggi del complesso negoziato. In effetti è questo l'interrogativo politico più importante per chi guarda alle conseguenze a lungo termine del processo che si è innescato nel giugno dello scorso anno.

Barnier, a nome della Commissione, sembra avere le idee piuttosto chiare. Spiega: «Non accetteremo che vengano rimessi in discussione il quadro normativo e i diritti per i cittadini, le imprese, l'ambiente e tutta la collettività». L'orgoglio con cui il capo negoziatore di Bruxelles - politico francese di lungo corso - rivendica il modello del Vecchio Continente viene naturalmente dai risultati positivi del passato ma non può ignorare i problemi del presente e le riforme da fare, con l'obiettivo di «più democrazia e meno burocrazia».
 
 

PORTA STRETTA
Ma andare in questa direzione non è facile e serve soprattutto che l'Europa si muova unita. «Quel che non saremo in grado di fare per noi stessi, non lo faranno certo gli altri», argomenta Barnier riferendosi alla sfida rappresentata dai colossi mondiali, in particolare Cina e Stati Uniti, che «non aspettano». Per competere con loro, per «contare e ed essere rispettati» bisogna stare insieme, fare «massa critica». Cosa tutt'altro che scontata in un momento in cui pare che la reazione naturale allo stallo e alle battute d'arresto degli anni scorsi sia il ritorno alla dimensione nazionale, intergovernativa.

Intanto però c'è da portare a termine il negoziato con Londra e nemmeno questo è scontato. L'unica certezza, ricorda Barnier, è che alla mezzanotte del 30 marzo 2019 i britannici saranno fuori, un'entità terza rispetto all'Unione europea. Ma come ci si arriverà? L'obiettivo di Bruxelles è «mettersi d'accordo su un recesso ordinato» e questo è il primo passo della strategia. Si tratta di «tutelare i diritti dei cittadini europei» e per questo serve anche una chiara definizione delle pendenze finanziarie. Occorre insomma «saldare i conti». «Non accetteremo di pagare in 27 quello che ci si è impegnati a pagare in 28», scandisce Barnier. In questa fase dal punto di vista europeo è importante anche preservare la stabilità e il dialogo in Irlanda.
 

Il secondo punto riguarda le relazioni future che ci saranno tra Unione europea e Regno unito una volta completata la separazione. Anche qui c'è un messaggio chiaro da parte di chi sta gestendo la trattativa: «Non si può restare dentro al 50 per cento». Insomma, su mercato unico, unione doganale e circolazione dei capitali Londra non può pensare di mantenere una parte dei vantaggi legati al precedente status, visto che sono stati proprio i cittadini britannici a decidere di rinunciare a tutto ciò.

I PALETTI
Infine le regole del gioco per il futuro, che richiedono par condicio, o se si preferisce un level playing field. Con il Regno Unito ci saranno presumibilmente uno o due trattati commerciali come quelli che oggi definiscono i rapporti tra Unione e europea ed altri Paesi: ma a differenza di quanto è avvenuto in quei casi si bisognerà procedere non per cercare la convergenza ma per «gestire le divergenze». In parole povere, «impedire il dumping e la concorrenza normativa».
 
Venerdì 10 Novembre 2017, 09:56 - Ultimo aggiornamento: 11-11-2017 12:02

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