Debito e Sud sottoutilizzato,
il piombo nelle ali dell’Italia

di ​Nando Santonastaso

Nessun destino cinico e baro, se l’Italia continua a crescere meno degli altri partners europei la fatalità non c’entra affatto. E se oggi stupisce che Malta vada più veloce di noi (fermo restando che l’exploit di una piccola economia si “vede” meglio di una molto strutturata che segna un progresso meno ampio ma più solido) non va dimenticato che è dalla fine degli anni Novanta che il fenomeno si ripete. 

Perché è dal 1999 e dal 2000 che la crescita nazionale non supera il 2%, la soglia per così dire minima per un Paese competitivo dentro e fuori l’Europa. Era la vigilia della moneta unica ma scaricare i nostri ritardi sull’euro non ha alcun senso, visto che da allora ad oggi non solo la Germania ha fatto meglio di noi ma anche Paesi meno importanti come la Polonia o il Portogallo. E anche la durezza della recessione 2017-2015 c’entra in parte perché, spiega l’economista Francesco Daveri de Lavoce.info, «ben 15 Paesi Ue sono rientrati molto prima dell’Italia nei loro standard precedenti di crescita mentre noi siamo ancora 6 punti indietro rispetto al 2008». 

Insomma, lenti, anzi lentissimi nel recuperare il terreno perduto pur essendo ancora una delle sette potenze mondiali. Com’è possibile? E soprattutto perché restiamo così indietro nonostante il fatto che sul piano commerciale e dell’export in particolare siamo alla pari con i tedeschi e messi meglio dei francesi (dati Eurostat) e che negli investimenti in macchinari e nuova tecnologia spenderemo alla fine del 2017 molto più di Berlino e di Parigi, grazie agli incentivi di Industria 4.0? La risposta è in parte già nota, e in parte no. La zavorra italiana ha nomi e cognomi: si chiama debito pubblico, soprattutto, e bassa produttività. E per stare all’analisi di Ocse e Fondo monetario internazionale, anche instabilità politica e sistema bancario poco trasparente. «Ma c’entra in maniera evidente anche il crollo degli investimenti nel settore pubblico che ha penalizzato soprattutto il Mezzogiorno ma che di fatto ha frenato tutto il Paese», dice Giuseppe Provenzano, vicedirettore della Svimez nel Rapporto 2017.

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Venerdì 10 Novembre 2017, 08:49
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5 di 5 commenti presenti
2017-11-10 17:46:15
Finalone. Parto dalla conclusione: state annegando nelle vostre contraddizioni. Il debito pubblico NON PUO’ scendere perché serve a pagare la, chiamiamola così, “spesa pubblica parassitaria ma legale”. Cioè stipendi e pensioni clientelari della assunzioni allegre del cinquantennio precedente. Non a caso, a) tagli e tagli ma il debito non scende; b) non a caso, lei stesso si è “dimenticato” delle due magiche paroline “spending review” (e non a caso, il piddì e/o il centrodestra sono ancor più smemorati sul punto). Detta brutalmente: che vada in malora il territorio, che crollino le scuole, che si paghi pure l’estrema unzione, ma MAI PER NESSUN MOTIVO TAGLIARE STIPENDI E PENSIONI PUBBLICHE. Non faccio l’oramai mitico esempio dei forestali siciliani: gliene faccio un altro. Nel ’67, “rinascita” denunciava duemila (DUEMILA!!) assunti alla regione sicilia senza concorso: talmente tanti che non sapevano nemmeno dove sedersi. MOLTIPLICHI DUEMILA STIPENDI E DUEMILA PENSIONI ( col retributivo!!!) per cinquant’anni. Peccato che il debito pubblico, che non può scendere per motivi clientelari, DEVE scendere per via dei famosi parametri. E se pure ci consentissero di sforarli, SEMPRE DEBITO IN PIU’ SAREBBE. DA PAGARE COME? Ossia: invertire la “politica restrittiva” PER? ALTRI TAGLI? ALTRE FINANZIARIE LACRIME E SANGUE? Sperando in una sorta di ultramiracolo: cioè pil e consumi che in poco tempo salgano del 2 o 3% stabilmente e in una botta sola. e come? Lavoro e pensioni (settore privato): ma quali cavolo di consumi posso aumentare se il mio orizzonte quotidiano è fatto di salari bassi (grazie a: cambio lira-euro; concertazione/ moderazione salariale), precariato, necessità di dovermi fare la pensione integrativa PRIVATAMENTE; sempreché non debba farmi una radiografia o cavarmi un dente), fitti da strozzini (eh, libero mercato no? A proposito: chissà come mai “il mattone” non riparte: vi è piaciuto tirare la corda di fitti e prezzi di case ogni oltre limite: beh, se ho mille euro di stipendio e ne chiedi 700 per due miserabili stanze, te le tieni). Ah, finale: E LEI PRETENDE PURE CHE CI SI VADA A FIDARE DEI “PIR”? 1) e chi me li dà i soldi? 2) e perché dovrei mettere i miei soldi (che non ho) nel capitale di un’azienda che (a suo dire) non produce, non investe in capitale umano, insomma che, per ben che vada, galleggia? Non le è bastata lehmann bos., vogliamo fare un bel remake del ’29?
2017-11-10 17:02:11
Parte quinta. Cito: “le pmi fanno fatica ecc. ecc.”. prego??? Cosa cavolo vuol dire “fanno fatica” ??? vorrebbero ma non possono? E che glielo impedisce? È tanto semplice: non gli servono. Se non ho domanda, perché non ci sono consumi, pure se me lo fate lavorare aggratis che lo prendo a fare ‘sto capitale aggiunto umano? Senza contare: e perché non dovrei scappare verso dove mi danno un contratto meno precario e/o pagato meglio? A parte che: io, imprenditore non voglio investire in , che so, puglia, ma in albania, in romania, dove cavolo mi pare e conviene. Potete impedirmelo? No, è il mercato, bellezza. E allora? E ancora: il sud è sottoutilizzato? Ma davvero? Lo vada a dire a marchionne, ad esempio. Niente da dire su Termini imerese e iribus? Gioia tauro? E ancora: levatemi una curiosità: come mai, invece, di melfi e pomigliano tutto si può dire tranne che i lavoratori siano “sottoutilizzati”?
2017-11-10 16:53:39
Parte quarta. qui, poi si tocca il surreale. lei, tra le cause della bassa produttività, ci mette di tutto di più ma, guarda te il caso, ne “dimentica” una. Il calo dei consumi interni. ANCH’ESSO INIZIATO PRIMA DELLA “GRANDE CRISI”. se preferisce, il mutamento (al risparmio) di cosa e a quanto si compra in italia. Gliela metto facile facile: se il mio potere d’acquisto è stato tagliato, grazie alla deflazione feroce del cambio lira-euro, grazie all’aumento selvaggio delle TASSE LOCALI, alla privatizzazione surrettizia della sanità, all’aumento selvaggio di spese incomprimibili (affitto, mutui, RCA, per dirne una) è ovvio che taglio: non tutto insieme, un po’ alla volta, finchè ci faccio il callo. A rinunciare alla pizzeria, ad esempio. Ad andare al mercatino invece che al negozio, per le scarpe. E via tagliando. E ho pure fatto finta che in questo taglio lento ma COSTANTE non c’entrano niente “politica dei redditi”, “concertazione”, “moderazione salariale”, ecc .ecc. tra la caterva dei numeri da lei citati, perché nno ci ha messo una serie storica dei consumi per settori merceologici (che so, uno storico del calzaturiero o della carne?)
2017-11-10 16:42:31
parte terza. ma sempre sul debito. lei (nel cartaceo) scrive che il debito sarebbe (cito) figlio della necessità per litalia pre-euro di FRENARE la spinta inflazionistica eccessiva". PREGO??? ma se amato ciampi e prodi non hanno fatto altro che ripetere che proprio ABBATTENDO il debito si sarebbe abbattuta l'inflazione!!! e del resto, ascusi eh, ma nell'itali pre-euro il circolo vizioso non era appunto alto debito-alti tassi-alta inflazione? e ancora: lei mette in relazione causale alto debito-bassa produttività. PREGO???? e come mai, allora, quando c'era alto debito-alta inflazione-alti interessi (cioè appunto, quando c'era la lira) non c'erano problemi di produttività e consumi (o almeno, non gravi come ora) ? a voler essere gentili, ha le idee un po' confuse in materia di debito pubblico ma soprattutto sulla vicenda storica di quello italiano. le do' un aiutino: non sarà mica che la deflazione forzosa del cambio lira-euro ha comportato la necessità di mantenere alta la quantità di debito, pur in presenza della deflazione medesima (= drastica diminuzione dei tassi idi interesse = drastica sdiminuzione appetibilità titoli) perchè COMUNQUE i soldi dergli acquirenti dei titoli DOVEVANO arrivare? e PERCHE'?
2017-11-10 14:07:31
parte seconda. la questione del debito pubblico. prima domanda senza risposta: come mai gli investimenti pubblici sono crollati negli stessi anni in cui 'sto debito inesorabilmente è continuato a crescere? ossia: cosa cavolo si paga co' sto debito pubblico? io una risposta ce l'avrei, ma (ammetto: sadicamente) mi piacerebbe che la desse qualcuno degli scienziatoni. a ciò correlata, altra domanda inevasa: si dice che il benessere degli anni '80 era in realtà "drogato" appunto del debito. fateci capire: e com'è che, ora, in presenza dello stesso spaventoso debito, accade il contrario e cioè che (come si dice appunto da PRIMA del 2008) "la gente non ce la fa ad arrivare a fine mese"? prego, gli esperti siete voi e a voi l'onore di darci una risposta in merito. infine, la domanda delle domande, semplice semplice quanto inevasa più di ogni altra? ma come mai dopo 25 anni di finanziarie come minimo lacrimucce e goccine di sangue, quando non proprio mazzate tremende, 'sto debito cresce cresce e cresce? cosa sono tutte 'ste domande, misteri aggiuntivi ai quattro di fatima?

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