Crollo dei cantieri al Sud,
​in calo ore lavorate e salari

di Nando Santonastaso

Dieci anni di crisi e non è finita ancora. E da qualsiasi parte la si osservi, il risultato non cambia, al Sud più che altrove. Il tonfo dell'edilizia si legge anche nel vistoso calo della massa salari della Cassa edile, osservatorio privilegiato per capire come va il settore sul piano occupazionale. Ultimi in ordine di tempo, i dati della Commissione paritetica nazionale delle Casse edili non lasciano spazio alla fantasia: calano i pagamenti e calano soprattutto le ore lavorate, la spia forse più inquietante di uno scenario che dal 2008 non cambia colore. Rosso fisso, quello che un tempo era il settore più trainante dell'economia meridionale (e non solo) non riesce a cambiare passo. Al punto che la ripresina in atto da un paio di anni pure nelle regioni meridionali sembra non scalfire la tendenza: i timidi segnali di rilancio sono risultati modesti, troppo piccoli per riaprire la stagione degli appalti (frenata oltre tutto dal nuovo, contestato Codice che alla filiera dell'edilizia proprio non va giù) e ridare fiato agli investimenti pubblici nel settore, pesante zavorra ormai da tempo dell'economia made in Sud. Non è un caso che nella più aggiornata radiografia del comparto appare sempre più chiaro che c'è sempre meno spazio per le imprese che costruiscono edifici (l'indice 2017 è negativo) e soprattutto quelle impegnate nei lavori di costruzione più specializzati. Con la conseguenza, osserva il recente focus di Srm e Confindustria presentato nel «Check up Mezzogiorno 2018», il settore si è impoverito delle competenze necessarie ad una ripresa sostenibile. Manovali, geometri e ingegneri edili stanno diventando una rarità. Se a ciò si aggiunge l'incertezza che continua a circondare il futuro di importanti opere pubbliche come quelle stradali e ferroviarie già inserite nel Piano nazionale trasporti (emblematico il caso della Tav Torino-Lione, ma punti interrogativi potrebbero riguardare anche il rifacimento della statale Jonica o il potenziamento della rete ferroviaria Salerno-Reggio Calabria) sulle quali i dubbi coinvolgono anche una parte del governo, il pessimismo di costruttori, sindacati e lavoratori sconfina.

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Domenica 29 Luglio 2018, 14:53 - Ultimo aggiornamento: 30 Luglio, 08:27
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COMMENTA LA NOTIZIA
3 di 3 commenti presenti
2018-08-05 08:15:00
Leggo spesso i giornali europei più importanti e in nessuno di loro riscontro la stessa quantità di notizie preoccupanti o negative in genere che trovo sulla nostra Stampa nazionale...detto chiesto chiedo a chi mi legge: non credete che in Italia una Repubblica Presidenziale o Semipresidenziale possa meglio far funzionare questo nostro amato e difficilissimo Paese? Stato Centrale,Regioni ed enti locali, Istituzioni ed altro, dopo 72 anni di Repubblica Parlamentare non avrebbero bisogno di un aggiornamento, considerando tutti i cambiamenti verificatisi nel mondo dalle radiose giornate del 45?
2018-07-30 10:57:12
tranquilli ora che i grillesi chiudono la tav vedrete che dirotteranno qualche geniale idea per aprire cantieri inutili al Sud!!!!
2018-07-29 19:58:21
Le enormi contraddizioni sul pianeta Terra: suolo e cementificazione !

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