Cassazione: crac De Asmundis
risarcimenti Consob da rivedere

di Sergio Governale

Stop al risarcimento di 13,8 milioni di euro da parte della Consob, per omessa vigilanza, a un centinaio di risparmiatori napoletani colpiti dal crac da oltre 400 miliardi di lire della società di intermediazione mobiliare partenopea Professione e Finanza e dell'agenzia di cambio De Asmundis. La cifra dovrà infatti essere rivista da parte della Corte di Appello di Roma, che dovrà ridefinire, posticipandolo, il momento a partire dal quale l'organismo di vigilanza può essere ritenuto responsabile. A stabilirlo è la Cassazione con la sentenza numero 9067 emessa oggi, accogliendo parzialmente il ricorso della Consob, condannata civilmente per omesso controllo.

Antonio De Asmundis, finanziere ed agente di cambio napoletano, poi fallito nel 1996 quando presidente della Commissione per le società e la Borsa era Enzo Berlanda, era riuscito a raccogliere nel corso degli anni Novanta quasi 70 miliardi delle vecchie lire tra circa tremila famiglie della borghesia napoletana. Circa cento investitori, difesi dagli avvocati e professori Astolfo e Alessio Di Amato assieme ad altri legali napoletani, avevano chiamato in giudizio sia la Repubblica Italiana per il tardivo recepimento della direttiva Cee 93/22, domanda respinta in primo grado, sia la Commissione per non aver vigilato sugli intermediari De Asmundis e la Sim Professione e Finanza, richiesta invece accolta.

La Corte di Appello di Roma aveva quasi raddoppiato il risarcimento da 7,2 milioni deciso dal giudice di primo grado, incrementandolo anche degli interessi e della rivalutazione dal 1996, ritenendo che non fosse corretto decurtare le somme investite del 50%, come deciso dal tribunale. Adesso la Cassazione ha riaperto in parte il caso.
Giovedì 12 Aprile 2018, 23:45 - Ultimo aggiornamento: 12-04-2018 23:45
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