Cessione crediti Carichieti, ex commissari Bankitalia indagati

di Rosario Dimito

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Giovedì il procuratore capo del Tribunale di Arezzo, Roberto Rossi, aveva puntato il dito contro la Banca d'Italia, insinuando il sospetto di una Vigilanza inadeguata o addirittura ambigua nel caso di Banca Etruria. Ieri la scena si è ribaltata: davanti ai membri della Commissione d'inchiesta, un altro magistrato, il procuratore capo di Chieti Francesco Testa, ne ha apprezzato lo zelo. «La Cassa di Chieti - ha precisato Testa - era una banca sotto osservazione con diversi problemi di trasparenza. In quattro anni la Vigilanza di Bankitalia è stata pressante; dal nostro punto di vista quattro ispezioni sono un buon numero, c'è stato insomma un occhio attento della Vigilanza». Il magistrato stava descrivendo le ragioni che hanno provocato il collasso di CariChieti, una delle quattro banche finite in procedura di risoluzione (in pratica il bail-in) per volontà del governo guidato da Renzi.

Testa ha anche confermato l'esistenza di un'indagine sulla vendita delle sofferenze dell'istituto operata dai commissari straordinari nominati dalla Banca d'Italia, Salvatore Immordino e Francesco Bochicchio. «Se ci sia stata svendita è però oggetto di accertamento, perché occorre verificare non solo il valore dei crediti, ma anche l'eventuale profilo di dolo nel fare questo, cosa che è per noi ancora tutto da accertare», ha precisato il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Chieti, in risposta a una domanda del vicepresidente Mauro Maria Marino. «Non dimentichiamo - ha aggiunto - che parliamo di una banca risolta dopo alcuni anni di commissariamento, una banca che sicuramente viveva già una situazione critica. Se la svalutazione dei crediti operata poco prima della risoluzione abbia dato la mazzata finale o sia stata un fattore autonomo lo dobbiamo verificare», ha continuato. L'ipotesi, ha quindi precisato Testa, è l'eccessiva svalutazione dei crediti poco prima della risoluzione del novembre 2015. Il reato ipotizzato è bancarotta, ma serve «il profilo di dolo e questo è tutto da accertare». Il magistrato ha ricordato che «la rettifica dei crediti, fatta prima della risoluzione, fu per 243 milioni ed è stata giudicata dal Tribunale non liquet' (non chiara, ndr) perché si è stati in grado di valutare i criteri applicati».
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Sabato 2 Dicembre 2017, 10:42 - Ultimo aggiornamento: 02-12-2017 20:05
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1 di 1 commenti presenti
2017-12-03 22:02:21
Era chiaro che casini trovasse i colpevoli ovunque ma non nel pd che gli ha offerto una poltrona miliardaria.

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