Msc traina l’industria delle crociere: «Ma l'Italia investa in infrastrutture»

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di Antonino Pane

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Le crociere crescono e continueranno a crescere. Tutti gli indicatori dicono che l’Italia ha prospettive più che positive in questo settore. E le prospettive, naturalmente, riguardano anche Napoli che resta una delle mete più gettonate dalle navi da crociere. La conferma arriva da Trieste dove è in corso l’Italian Cruise Day, la kermesse dove oltre alla sintesi della stagione in corso si delineano le prospettive per i prossimi anni. Compagnie e agenti di viaggio fanno il punto con fatti certi: non bisogna dimenticare, infatti, che in questo settore si possono proporre consuntivi anche con due anni di anticipo. E la ripresa fatta segnare quest’anno dai porti campani ha buone prospettive per il futuro soprattutto se arriveranno soluzioni infrastrutturali importanti come gli escavi del porto di Salerno. 

«L’industria delle crociere è ancora giovane - dice Piefrancesco Vago, membro dell’executive board di Clia Europe, l’associazione internazionale degli operatori crocieristici - è in piena espansione e ha per l’Italia prospettive di crescita molto interessanti. Il nostro Paese ha infatti un posizionamento unico al mondo quanto a patrimonio artistico, culturale e naturalistico, ed è dotato di 8.000 chilometri di coste: rappresenta quindi una delle mete più ambite per il turismo crocieristico internazionale, e non solo. È dunque di vitale importanza - sottolinea Vago che è anche presidente esecutivo di Msc Crociere - tenere costantemente acceso un faro sull’enorme valore che l’industria delle crociere rappresenta per l’economia nazionale. Dobbiamo tuttavia considerare - ha proseguito Vago - che se nel Dopoguerra l’Italia era la prima destinazione turistica a livello mondiale, oggi ha perso posizioni in classifica e si attesta solo al quinto posto, dopo Francia, Spagna, Stati Uniti e Cina. Per recuperare terreno, l’industria crocieristica rappresenta un’opportunità formidabile. Ma per vincere questa sfida i nostri porti, i nostri terminal e le infrastrutture ad essi collegate devono modernizzarsi, diventare più produttivi e garantire servizi migliori ai passeggeri, per conquistare porzioni sempre più ampie di un mercato in crescita».

Due i punti della Blue economy su cui bisogna canalizzare l’interesse. Per Vago, infatti, «i porti non sono infatti solo un luogo di attracco, ma il primo punto di contatto dei crocieristi con il nostro Paese in ogni tappa del loro itinerario. Sono un vero e proprio biglietto da visita. Hanno quindi bisogno di dragaggi e lavori relativi alla navigazione, di fondali, banchine e terminal adeguati. Senza infrastrutture portuali e relativi retroporti, senza attività di supporto efficienti e funzionali, i porti italiani rischiano di rimanere isolati e scollegati dal resto del Paese. E poi c’è la cantieristica che merita particolare attenzione e investimenti. È un settore strategico in cui l’Italia ha un primato globale, ma rappresenta una leadership che va difesa e rafforzata. I cantieri navali – e tutto ciò che vi ruota intorno – sono infatti per l’Italia un incubatore di tecnologia irrinunciabile e un volano incredibile di sviluppo economico». Ogni singolo euro investito in questo settore genera altri due euro e mezzo di ricaduta economica sull’intero territorio. Per riuscirci è indispensabile il supporto dell’intero sistema-Paese. Per questo «è necessario - sottolinea Vago - rafforzare le istituzioni finanziare che maggiormente sostengono questo settore, come Cassa Depositi e Prestiti, Sace e Simest. Siamo lieti che il governo abbia individuato nella Blue Economy un asset strategico per l’Italia. È un riconoscimento del suo apporto decisivo all’economia. Come Clia siamo pronti a fornire il nostro contributo e a mettere a disposizione il nostro know-how per aiutare l’intero Paese a salire a bordo della nave dello sviluppo».

 
Venerdì 19 Ottobre 2018, 18:17 - Ultimo aggiornamento: 20 Ottobre, 14:58
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