Sparacio, l'amicizia e il legame costruttivo tra laici e sacerdoti: un incontro del Serra Club a Casa Ascione

di Donatella Trotta

Amici. Laici e religiosi. Cercatori di bellezza, e di verità, in un mondo (locale e globale) dilaniato da violenze e raggelato da ipocrisie di ogni segno: politico, ma anche religioso. A trent’anni dalla pubblicazione della «Christifideles Laici» - l’esortazione apostolica post-sinodale di Giovanni Paolo II sul tema della vocazione e missione dei laici nella chiesa e nel mondo - assume un sapore particolare l’incontro promosso dal Serra Club Miglio d’Oro venerdì 2 marzo alle ore 18 presso la sala museo di Casa Ascione a Napoli (Angiporto Galleria 19, piazzetta Matilde Serao, di fronte al Teatro san Carlo, secondo piano). E non solo perché rientra nel ciclo di incontri dal bel titolo «Amici»: parola densa di significato, tuttavia di per sé alquanto abusata, purtroppo, e delegittimata di senso ai tempi dei social in cui i legami sono per lo più virtuali, con tutti gli annessi e connessi.

Ma soprattutto perché, prendendo spunto dalla presentazione di un libro, l’incontro metterà a fuoco un tema centrale ma poco popolare, soprattutto in questi giorni di risorgenti scandali ecclesiali a sfondo sessuale: l’Amicizia tra laici e sacerdoti. Quella vera, sana, costruttivamente feconda e giustamente invocata (e rivendicata) da un recente intervento pubblico di Don Tonino Palmese – disgustato e angosciato dagli ultimi fatti di cronaca che hanno avuto per protagonisti «chi si serve di Dio per soggiogare gli altri al proprio vizio» - il quale afferma perciò di rincorrere «l’innocenza del Bambino, necessaria per diventare umani» e «unico modo per diventare credenti, credibili e creduti».

Occasione dell’appuntamento, la presentazione del volume di Gianni Di Nicola dal titolo Renato Sparacio. L’artefice della bellezza (Guida editore), che ha ispirato l’argomento di discussione: «L’amore per l’ingegneria crea ponti anche culturali». A parlarne, alla presenza dell’autore del libro (napoletano, ingegnere della “Federico II” che ha studiato lo Screenplay con le lezioni di Robert McKee e ha svolto per anni il suo lavoro non solo in Italia, ma anche all’estero, come responsabile della Progettazione Esecutiva presso il cantiere Khazzan Street di Riyadh in Arabia Saudita, qui al suo esordio come scrittore), anche il professor Renato Sparacio (protagonista del libro biografico) e monsignor Vincenzo De Gregorio, intellettuale e umanista a più dimensioni in quanto sacerdote, teologo, docente, organista, consulente dell'Ufficio Liturgico Nazionale per il settore della Musica Liturgica, Abate Prelato della Cappella del Tesoro di San Gennaro e Preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra. Con loro, a moderare l’incontro, pure Umberto D’Amato, ingegnere navale ed armatore, socio del sodalizio serrano ed ex allievo di Renato Sparacio all’università di Napoli “Federico II”, fucina di talenti professionali.

Per l’occasione un "restaur-attore" di eccezione, Gian Luca Matarazzi, leggerà alcuni stralci tratti dal libro e brani sull’argomento del ciclo di conferenze che hanno generato l’incontro, incentrato su frammenti di vita vissuta a comporre un mosaico relazionale che va ben oltre la chiara fama conquistata, nel loro impegno quotidiano, da ciascuno dei protagonisti della conversazione, tutti legati dal filo saldo di un’amicizia alla base di tante esperienze positive di crescita, confronto e scambio. «In piena sintonia con la “mission” del Serra Club», spiega Giancarlo Ascione, organizzatore dell’incontro, il quale racconta le ragioni di questo movimento internazionale laicale al servizio della Chiesa Cattolica, che appoggia le vocazioni sacerdotali attraverso coloro che Papa Francesco ha definito “amici speciali” accanto a seminaristi e preti, e che manifestano l’amore per loro nella promozione delle vocazioni, nella preghiera e nella collaborazione pastorale. «Con parole semplici ma efficaci – aggiunge Ascione – il Pontefice la chiama una “bella vocazione, incentrata sull’amicizia”. La stessa che unisce i protagonisti del nostro incontro, il professor Sparacio e il sacerdote De Gregorio».

Il movimento Serra ebbe origine nell’inverno del 1934-35 da quattro cattolici americani di Seattle, che avvertirono la necessità di dar vita ad una organizzazione di laici che favorisse la conoscenza del cattolicesimo e la sua diffusione nella società moderna. Nel 1935 fu così fondato Il primo Serra Club, che prese il nome dal sacerdote e beato spagnolo del XVIII secolo Junipero Serra, missionario francescano nel Nuovo Mondo e fondatore di molte comunità cattoliche, tra le quali San Diego e San Francisco, sfidando coraggiosamente sia le tribù locali che i colonizzatori spagnoli. In Italia il primo Serra Club è nato nel 1959 a Genova, e ad oggi i Serra Club in tutto il mondo contano oltre 30mila soci. Da allora, i serrani hanno intrapreso un continuo percorso di trasformazione e adattamento ai segni dei tempi, seguendo il motto di San Junipero Serra «Siempre adelante!» ("Sempre avanti!").

In Campania il Serra Club Miglio d’Oro è stato invece fondato nel 2006, ed opera in sinergia con i formatori del Seminario Interdiocesano di Posillipo al quale cerca di essere d’aiuto, anche con incontri rivolti strettamente ai seminaristi su aspetti giuridici e culturali della società laica e con altre azioni rivolte alla formazione culturale e al tempo libero. L’incontro nel museo di Casa Ascione si inserisce così in questo cammino, con i contributi di testimoni d’eccezione. Da un lato, Renato Sparacio, nato professionalmente come ricercatore di Scienza delle Costruzioni presso la “Federico II”, per 35 anni docente dei corsi di Scienza delle Costruzioni nella Facoltà di Ingegneria delle Università di Napoli e di Pavia, nonché dei corsi di Storia delle Tecniche architettoniche e Conservazione dei Beni culturali presso l’Università “Suor Orsola Benincasa”, autore di importanti testi didattici di Scienza delle Costruzioni e di oltre cento pubblicazioni su argomenti scientifici relativi alle sue materie di insegnamento, molte delle quali su ricerche teoriche e sperimentali nel campo del restauro statico anche dopo eventi drammatici come il sisma; un Maestro con la maiuscola, non a caso investito di eminenti ruoli in consessi internazionali (in Messico, Stati Uniti, Giappone), come componente e membro di Comitati direttivi in Commissioni di studio, missioni per raccolta dati e documentazioni scientifiche e ricerche che hanno cambiato il volto della progettazione nel campo delle grandi strutture e del restauro strutturale. Tra i suoi incarichi di rilievo, è stato anche delegato italiano a Bruxelles per il programma la città del domani, dal ’99 al 2002; dal 1999, ha inoltre definito le metodologie di restauro strutturale dell’ex Albergo dei Poveri a Napoli con tecniche e materiali innovativi e, insieme con Italo Insolera, è stato scelto dai Francescani Custodi di Terrasanta per progettare la copertura del mausoleo di Mosè sul Monte Nebo, in Giordania.

Dall’altro lato, monsignor De Gregorio, già Direttore fra il resto del Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli, qui in veste di amico sacerdote del laico credente Sparacio. E con loro, come detto, anche un ex allievo, a dar voce, con le letture dell’attore, a una fitta trama e ordito di relazioni e di impegno i cui fili sono costituiti da passioni e competenze nel segno dell’intelletto, e del cuore. Come nella «Christifideles laici», appunto.
Martedì 27 Febbraio 2018, 12:52 - Ultimo aggiornamento: 28-02-2018 22:49
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