Nutrizione e fertilità, a Roma un confronto operativo dell'Enpab sulla salute della donna

di Donatella Trotta

Noi siamo (anche) quello che mangiamo. Ma su quanto lo stile di vita possa incidere non solamente su certi tipi di patologie e sulle conseguenti aspettative di vita, bensì pure sulla fertilità, forse non si riflette (e agisce) ancora abbastanza, nell’Italia della denatalità. In questo contesto, temi come la salute della donna, l’invecchiamento progressivo della popolazione e la “nuova genitorialità” in età molto più avanzata rispetto al passato – che hanno evidenziato un grado di infertilità molto alto in Italia, determinato in gran parte dei casi da abitudini esistenziali inadeguate e da un ambiente non idoneo per la salute – diventano così temi cruciali.
 
Parte da questi presupposti un progetto di ricerca dell’Enpab (Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi) con una nuova start up dedicata a «Nutrizione e fertilità», binomio fondamentale in stagioni della vita femminile come la pubertà, lo stato di gravidanza, l’allattamento e la menopausa. La presentazione del progetto venerdì 24 novembre a Roma, nella Clinica Santa Famiglia in via dei Gracchi 134, durante un seminario scientifico (previsto dalle ore 8.30 alle 18) al quale parteciperanno le responsabili del progetto: Donatella Paganini, imprenditrice sanitaria, e Tiziana Stallone, Presidente dell’Enpab, che apriranno i lavori, arricchiti dai contributi del professor Domenico Arduini, Direttore della Clinica di Ostetricia e Ginecologia dell’Università di Tor Vergata; della biologa e genetista Marina Baldi; del professor Fabrizio Cerusico, medico ginecologo responsabile dell’Ambulatorio FertiPoint presso la Clinica Santa Famiglia (Roma); del professor Romolo Di Iorio, Associato in Clinica Ostetricia e Ginecologia all’Università La Sapienza-S. Andrea e delle biologhe nutrizioniste Arianna Micozzi e Maura Menaglia, esperta in Nutrigenomica.
 
Il progetto si avvale di una partnership strategica tra Enpab e Clinica Santa Famiglia e va in direzione del benessere della donna, la cui salute è legata a problematiche connesse alla relazione con gli altri e con il cibo: di qui la necessità di linee di prevenzione in un percorso che intercetti i sintomi di malattia e incrementi le difese immunitarie anche attraverso una corretta alimentazione, guidata dall’alleanza tra medici e nutrizionisti per fornire alle pazienti gli strumenti necessari per comprendere (e/o apprendere) il giusto comportamento alimentare nelle diverse fasi vitali della sua esistenza. Un problema, fondamentalmente, di educazione e consapevolezza, che eviti l’insorgere o il consolidarsi di cattive abitudini a favore di un obiettivo che può essere considerato a pieno diritto socialmente utile.
 
Qualche dato: l’ultimo Rapporto Eurostat 2017 sottolinea come nel 2016, in Italia, siano nati appena 7,8 bambini ogni mille abitanti. Seguono Portogallo (8,4‰) e Grecia (8,6‰). All’opposto della classifica stilata da Eurostat c’è l’Irlanda, con 13,5 nascite per mille abitanti, seguita da Svezia e Regno Unito (entrambe all’11,8‰). La conferma delle pessime dinamiche demografiche in atto nel Bel Paese emerge anche dal confronto delle cifre espresse in valore assoluto: lo scorso anno, i bebè italiani sono stati 473mila contro i 785mila neonati della Francia, i 774mila della Gran Bretagna e i 770mila della Germania. Non solo.  Complessivamente, nei 28 Stati dell’Unione Europea la popolazione è cresciuta passando da 510 milioni (2015) a 512 del 2016; ma ciò è avvenuto solo grazie agli immigrati, poiché tra i residenti le nascite (5,1 milioni) sono state invece uguali alle morti.
 
Di qui l’attualità del progetto di ricerca su “nutrizione e fertilità”, nato da una collaborazione tra Enpab (Ente di previdenza dei Biologi) e la Casa di cura Santa Famiglia, unica struttura in Italia monospecialistica di Ostetricia e Ginecologia che con progetti specifici abbraccia tutte le fasi dell’esistenza della donna, sostenendola in quelle fasi delicate della vita che spesso sono i “buchi neri” della sanità: disturbi alimentari come disfagia, iperfagia, anoressia, bulimia, allattamento, postmenopausa. Nell’ambito di questa nuova start up dedicata a nutrizione e fertilità l’intera attività formativa riguarderà pertanto l’esposizione di casi pratici, la condivisione di metodiche e protocolli di lavoro, l’illustrazione di nuovi sbocchi lavorativi per i biologi: per Enpab il progetto rappresenta poi un’altra fase di sviluppo del welfare attivo, tramite l’intervento legato al “sostegno” e alla “promozione” della libera professione come necessaria condizione per un incremento dei redditi professionali e quindi a contributi previdenziali più consistenti, con una migliore adeguatezza delle prestazioni pensionistiche.
 
Inoltre, l’acquisizione di nuove competenze consente, in un mercato del lavoro liquido le cui competenze si modificano velocemente, di adattarsi al meglio alle nuove esigenze, di apprendere e usufruire delle nuove tecnologie, di rispondere alla volatilità normativa. Questo tipo di formazione mira infatti all’acquisizione di new skills e alla formazione sul campo, che in seno all’aggiornamento permanente rappresenta un importante e necessario momento di confronto con altri professionisti. Le nuove conoscenze acquisite nei rapporti interprofessionali ampliano infatti concretamente la platea di utenti, rendendo pure il biologo in grado di fronteggiare casistiche più specifiche. Nel privato come nel pubblico. A vantaggio della società, auspicabilmente più sana. E informata.
Giovedì 23 Novembre 2017, 12:49 - Ultimo aggiornamento: 23-11-2017 12:49
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