Nel regno della piccola Sofia Debora Fusco, baby autrice che ama Dahl e Dante

di Donatella Trotta

«La mente è una sola», ma «la sua creatività va coltivata in tutte le direzioni», diceva Gianni Rodari nella sua Grammatica della fantasia. Sembra esserne (precocemente) consapevole Sofia Debora Fusco, vivace livornese dai capelli d’oro e gli occhi di cielo, una gran voglia di leggere (e di scrivere), di viaggiare (soprattutto in Spagna) e sentire musica (in particolare pop–rock degli anni ’70, da Alan Parsons Project, a Mike Oldfield, agli Yes), di giocare a tennis, fare fotografie e andare al cinema. Sofia, appassionata di Roald Dahl ma anche della Divina Commedia di Dante Alighieri, frequenta la quinta elementare in Toscana e non si è limitata a inventare storie di fantasia con e per i suoi amichetti o per la famiglia (ha due fratelli, uno più piccolo e l’altro più grande di lei). Assecondata dai genitori, i suoi racconti popolati di fate, folletti, elfi, streghe, principesse ed altre creature bizzarre Sofia li ha scritti, e ora persino pubblicati, nella raccolta fantasy La Città delle Cinque Perle e altri racconti: che con un vivace passaparola l’ha fatta approdare come “baby autrice” nientemeno che al Salone del libro di Torino, dove il suo editore, Istos – giovane sigla nata a Pisa nel giugno 2014 – ha appena presentato ufficialmente il libro che è anche il primo titolo di un nuovo progetto editoriale, «I CreaStorie», con l’intento di «aprire le pagine a tutti gli inventori di racconti, gli ispirati che con una penna in mano sono pronti a lasciarsi andare e a condurre gli altri nel mondo magico della fantasia».

Una fiaba a lieto fine? Si vedrà. L’importante è che la piccola Sofia, dieci anni da poco compiuti, prenda tutto come un grande gioco, per aggirare la trappola sempre in agguato del fenomeno da baraccone, a rischio stritolamento nel meccanismo dei “talent” di qualunque segno: la bambina di Livorno ha infatti pubblicato il suo primo libro quando aveva nove anni, ma scrive da quando di anni ne aveva sette e non a caso, ora è già stata prenotata come protagonista di un nuovo programma televisivo della Rai. Di sé dice: «Mi piace molto inventare nuove storie, creare personaggi dalla mia fantasia ed immaginare mondi diversi. Sono nata e vivo in Toscana, una regione bellissima, ricca di storia, arte, cultura e paesaggi meravigliosi. Però mi sento cittadina del mondo, amo viaggiare, visitare altri paesi e conoscere persone, luoghi e lingue diversi»... Una doppia sfida, insomma, che la piccola Sofia, lettrice onnivora e curiosa, sintetizza così:
«Accanto a Dahl e Dante mi piace anche leggere libri che mettono alla prova il mio ingegno, come ad esempio “La grammatica ti salverà la vita” e “101 giochi per piccoli filosofi”, ma soprattutto mi piace giocare con gli amici e stuzzicare i miei due fratelli, ai quali spesso combino simpatici  “scherzetti”».

Torna in mente un illustre precedente di precocità nutrita del fantastico della propria civiltà: il caso di Samhita Arni, piccola indiana che a quattro anni imparò a leggere e si trovò tra le mani le molte versioni del Mahabharata, capolavoro millenario e scrigno di storie. A sette anni Samhita era talmente appassionata di quei racconti scaturiti da un immenso serbatorio epico (i cui personaggi sono da secoli noti a tutti gli indiani come gli eroi dell'Iliade e dell'Odissea presso di noi) che iniziò a dettarne una sua personale versione alla nonna. Nel frattempo, aveva anche cominciato a illustrare il suo racconto, poi pubblicato una prima volta a Madras nel 1996, quando Samhita aveva 12 anni: e da noi destò scalpore, vent’anni fa, la versione italiana edita con la consueta raffinatezza da Adelphi. E dopo? Che fine ha fatto l’enfant prodige orientale, spenti i riflettori sul suo folgorante e precoce esordio? La buona notizia è che, perseverando nello studio come l’ex preadolescente Malala Yousafzai - pakistana simbolo della resistenza culturale contro la barbarie talebana non a caso più giovane vincitrice del premio Nobel per la Pace - anche la piccola Samhita Arni ha continuato a scrivere, diventando infine ciò che sognava. Lo stesso augurio da fare, ora, alla piccola Sofia, ovvero “sapienza”: che il suo nomen le sia omen. Indipendentemente dal suo attuale momento di fama effimera. E ben oltre la devastante moda "social" della "Balena azzurra", che dalla Russia agli Stati Uniti fino all'Italia sta istigando all'autolesionismo tanti adolescenti. E allora ben venga, anche e soprattutto nell'era digitale, lo sviluppo dell'immaginazione e della creatività nei più piccoli. Magari, anche con la loro fantasia nutrita in modo sano si potrà salvare il mondo. Forse.
Domenica 21 Maggio 2017, 10:57 - Ultimo aggiornamento: 21-05-2017 10:57
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