Introspettiva: al Pan la prima personale di Giulia Scognamillo

L'artista Giulia Scognamillo
di Donatella Trotta

Una giovane e inquieta artista napoletana alla ricerca del “vero io interiore”, personale e del pubblico. Una esploratrice dell’esistenza interpellata da domande di senso e portatrice di un approccio estetico concettuale alla realtà, ma in dialogo incessante con lo spettatore interpellato dalle emozioni e dai sentimenti riverberati da opere che evocano paura, rabbia, tristezza ma anche amore, gioia, speranza.

Si intitola non a caso  “Introspettiva” la prima personale di Giulia Scognamillo,  a cura di Gianni Nappa, in programma nel foyer del PAN - il Palazzo delle Arti di Napoli in via dei mille 60 - dal 26 luglio (opening alle ore 18) fino al 18 agosto. In mostra, una installazione che presenta cinque tele, più altre cinque e una scultura - un corpo androgino coperto da un simbolico telo semitrasparente fissato con dei chiodi - dalla quale si snoda un percorso tra le tele ad olio, di formato decrescente, che rappresentano altrettante tappe di un viaggio attraverso una sorta di metaforico imbuto carico di risonanze interiori fino all’ultima opera, la più piccola, coperta da uno specchio.

«L’impianto della mostra - spiega Nappa - è un viatico di purezza, pur nella sua complessità, con opere a muro ed installazioni che ne declinano la forte e voluta connotazione di una partecipazione attiva del pubblico che dall’esperienza nel luogo lo trasferirà alla coscienza, così, come semplice adesione alla richiesta dell’artista. Nel percorso espositivo, infatti, Giulia propone una duale visione delle opere esposte, proprio a sottolineare una doppia natura materiale e sensibile, che offre come approfondimento agli spettatori, che ne diventeranno parte integrante, in viaggio verso la propria verità profonda». In esposizione, anche lavori su carta realizzati in tecniche miste, attraverso la contaminazione e il riciclaggio di materiali diversi, semplici, di uso quotidiano, e fotografie, chiosate da aforismi dell’artista che pongono interrogativi dal sapore filosofico.

«Scopo della mostra - chiarisce Giulia Scognamillo, formatasi con Tiziana De Tora e in vari workshop con Davide Carnevale, fino alla partecipazione a progetti ed esposizioni collettive come “Il terzo paradiso” di Michelangelo Pistoletto, nel 2016 - è quello di condurre lo spettatore in un itinerario verso se stesso, liberandolo dal velo con il quale ognuno di noi tende a nascondersi; fiancheggiato dalle rappresentazioni dei principali sentimenti della nostra vita, il percorso espositivo vuole così trasmettere un’immagine di sé nel visitatore che sia del tutto perfetta nelle imperfezioni».

Una scommessa, quella di “Introspezioni”, sulla quale punta Nappa, che aggiunge: «L’arte, per la giovanissima Giulia, risiede nella comunicazione con l’esterno; è una ricetta per superare le difficoltà relazionali, una dimensione fuori dalla realtà, nella quale inserire tutte le richieste e la voglia di empatia con un mondo complesso. Sperimentazione, per lei come per i movimenti e gruppi delle avanguardie primonovecentesche, è incamminarsi nei terreni della scoperta continua che è l’apprendere direttamente dagli errori, dalle prove ripetute, dalle idee non compiute e dalla voglia di andare oltre il già visto e il rigirare di linguaggi oramai passati. Ma sperimentare è - soprattutto - un atto personale nel mettersi alla prova di fronte alle verità nascoste in se stessi, prendendo atto, con il lavoro delle mani, che le materie sono ‘impastabili’, e quindi ci si può entrare ‘dentro’».

Un travaglio interiore che si presenta, nell’allestimento di artista e curatore, come «un diario personale di sensazioni ed emozioni, dove la figura è parte integrante di un rapporto tra interno ed esterno, centro e contenitore della rappresentazione generale» della commedia umana.
 
 
Mercoledì 18 Luglio 2018, 10:00
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