Gli Stati Generali del Verde a Napoli, così le associazioni rilanciano la sfida ambientalista

di Donatella Trotta

Il verde come bene comune. E non soltanto come elemento di decoro cittadino. Ma - soprattutto - come valore aggiunto e strumento prioritario di salute nell’ecosistema urbano: in quanto utile, fra il resto, alla rimozione degli inquinanti atmosferici e alla conservazione della biodiversità. Entro il 2050, il 70% della popolazione mondiale si addenserà in metropoli sempre più cementificate. E la partita della vivibilità si gioca, allora, anche con il rispetto delle quote di verde pro capite (il minimo obbligatorio sarebbe di almeno 9 metri quadrati a testa, la media italiana è di 31 metri quadri; ma in metà delle metropoli il verde si ferma a meno di 20 metri quadrati, e in circa 20 casi limite la quantità di vegetazione per ogni cittadino è addirittura inferiore alla soglia di legge, con evidenti conseguenze per la salute pubblica). Dalla ventiquattresima edizione del Rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente 2017, presentata nei giorni scorsi, Napoli non esce molto bene: nella classifica finale (che prende in esame 16 indicatori per 104 città italiane, per un totale di circa 30mila dati), il capoluogo campano occupa infatti il non lusinghiero 86esimo posto (ma Caserta risulta addirittura al 95esimo, mentre sul podio della pole position figurano Mantova, Trento e Bolzano con Brindisi ed Enna ultimi due fanalini di coda). E non va meglio nemmeno rispetto al nuovo indicatore del 2017, relativo proprio alla presenza di alberi in area urbana: un dato che tutti i Comuni sopra i 15mila abitanti sono obbligati a contabilizzare (anche se 40 Comuni non  hanno dato risposta, segnala Legambiente).

Di qui la “chiamata alle armi” delle associazioni ambientaliste – WWF, Legambiente e Gentegreen in prima linea - che si mobilitano, a Napoli, con l’iniziativa «Stati Generali del verde autoconvocati», in programma il 3 novembre alle ore 16,30 a  Palazzo Venezia (Via Benedetto Croce 19). Obiettivo dell’incontro assembleare - che sarà presieduto da Ornella Capezzuto del WWF, Giancarlo Chiavazzo di Legambiente Campania e Carmine Maturo, responsabile nazionale di (#gentegreen), con interventi programmati di tecnici ed esperti del verde urbano – un confronto sul tema a partire dalle priorità emerse durante i lavori di una precedente tavola rotonda su «Il verde a Napoli, che fare?», tenutasi lo scorso 23 febbraio, per la più completa tutela del patrimonio arboreo della città da parte dell’amministrazione cittadina, sollecitata alla redazione di un Piano del Verde urbano a Napoli per la sua tutela, cura e manutenzione ordinaria.

«Serve un’inversione di rotta nell’approccio alla difesa del patrimonio arboreo della città, messo a dura prova da capitozzature arbitrarie, cattiva gestione del verde urbano, mancanza di monitoraggio e  scarsa o inesistente manutenzione ordinaria», sottolinea Carmine Maturo, che rilancia alcune delle venti priorità emerse dall’incontro di febbraio. Tra queste: adottare un Piano del verde, individuando un modello gestionale differenziato per tipologia e importanza delle aree verdi urbane; essere informati della pianta organica del servizio parchi e giardini, con ruoli e compiti, per un monitoraggio adeguato; stilare un Regolamento del verde, dove mettere in primo piano la manutenzione, la tipologia delle potature evitando le capitozzature indiscriminate, ed elaborare un manuale di educazione ambientale al verde.
 
Ancora, tra le priorità anche individuare in quali aree fare nuove piantumazioni, utilizzando la nuova norma sulle azioni di beneficio civile a vantaggio fiscale per avere alberi da mettere a dimora e vietare, contemporaneamente, che vengano eseguite le potature da privati in tale contesto; recuperare e prevedere una gestione affidabile per i grandi parchi, che dovevano costituire il Ring della Variante di Salvaguardia del Piano Regolatore; prevedere il coinvolgimento dei privati per trovare fondi, ma sotto la direzione dei responsabili e dirigenti pubblici; recuperare progetti abbandonati o mai partiti della Variante Centro Storico del Piano Regolatore, approvata nel 2004 (come quello del parco verde alberato nel centro antico di Napoli e la realizzazione del “parco archeologico”, come previsto della Variante del 2004, nei luoghi tra piazza Cavour e il Policlinico mediante un “progetto unitario” e il coinvolgimento della rete di Associazioni specializzate nei temi ambientali e del verde.
 
«Malgrado poche luminose eccezioni, come la Terza Municipalità guidata da Ivo Poggiani, che ha recuperato ad esempio i giardini della principessa Iolanda Margherita di Savoia al Tondo di Capodimonte – aggiunge Maturo – manca una visione, e soprattutto manca il coinvolgimento partecipato delle associazioni ambientaliste nella gestione della questione urbana che è una grande questione nazionale. Perché è nelle città che si gioca la sfida dell’innovazione e della sostenibilità ambientale, della coesione sociale e dell’integrazione, della rigenerazione urbana e di una parte della lotta ai cambiamenti climatici. Di qui l’autoconvocazione agli Stati Generali, che da Napoli rilancino la necessità di un piano condiviso di investimenti economici, politiche coerenti e virtuose che colmino i vuoti di competenza con l’aiuto di qualificate realtà associative e affrontino di petto l’emergenza ambientale a partire dal verde, bene comune negletto».    
Giovedì 2 Novembre 2017, 00:06 - Ultimo aggiornamento: 1 Novembre, 23:52
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