Don Milani, un omaggio a Napoli in Comune e con la rivista «Il Tetto»

La scuola di Barbiana con la scritta
di Donatella Trotta

Napoli rende omaggio a Don Lorenzo Milani. Figura che per Eraldo Affinati - narratore di razza, attento esploratore dell’esistenza e docente lungimirante e anticonformista, fondatore con la moglie della scuola di italiano per stranieri Penny Wirton - è «l’uomo del futuro». Ma ai suoi tempi, prima di morire prematuramente a 44 anni, il 26 giugno 1967 nella casa della mamma a Firenze, il priore di Barbiana era considerato soprattutto un prete “scomodo” e inquieto, un educatore intransigente e controverso, oltre che un uomo (un cittadino) talmente legato e dedito ai suoi alunni poveri al punto da scrivere loro, nell’ultima lettera-testamento: «Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi,... ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto. Un altro abbraccio, vostro Lorenzo», come si firmava confidenzialmente dopo aver chiesto a don Bensi, sul letto di morte, di leggere la passione di Cristo secondo i quattro evangelisti anche per mostrare alla madre Alice, ebrea e non credente, come si congeda dalla vita terrena un sacerdote cristiano.
 
E si intitola così non a caso «Don Milani, un maestro scomodo, un disubbidiente al servizio dell’eguaglianza» l’incontro promosso dall’Assessorato alla Scuola e all’Istruzione del Comune di Napoli in collaborazione con il CIDI )Centro Iniziativa Democratica Insegnanti), «Il Tetto» e Insegnare (lunedì 26 giugno alle 16.30, nella Sala della giunta di Palazzo San Giacomo), a 50 anni esatti dalla morte del sacerdote definitivamente “sdoganato” dalla Chiesa cattolica dopo il pellegrinaggio di papa Francesco sulla sua tomba a Barbiana, oltre che su quella di Don Primo Mazzolari a Bozzolo. In occasione dell’incontro - al quale, con l’assessore Annamaria Palmieri, parteciperanno insegnanti, dirigenti scolastici, sacerdoti, educatori, amministratori e cittadini - si presenterà anche il ricco dossier della storica rivista bimestrale «Il Tetto» (n. 319, maggio-giugno 2017) dedicato a Don Milani, che nel suo sommario annovera contributi, riflessioni e testimonianze per restituire, mezzo secolo dopo, il senso di una traiettoria (esistenziale, religiosa, pedagogica) rievocata infinite volte ma troppo spesso fraintesa, che non smette di interpellarci ancora oggi. «Don Lorenzo Milani, prete “innamorato della Chiesa anche se ferito”, parroco di Barbiana, dove era stato confinato dal suo vescovo, educatore per una scuola che non fosse ospedale per sani che respinge i malati, ha dato vita ad una esperienza religiosa, educativa, civile e ‘politica’ con al centro l’impegno per la non-violenza, la valorizzazione degli ultimi, perciò ritenuta da molti pericolosa» scrive nel suo editoriale Pasquale Colella, coordinatore della rivista.
 
«Le sue posizioni e le sue azioni straordinariamente rigorose e tenaci – continua Colella - che mettevano in discussione l’establishment civile, politico-economico e clericale, proprio per l’intreccio tra storia e fede, laicità e fedeltà alla missione religiosa, lo hanno esposto a incomprensioni, censure e contestazioni da più parti, non solo in ambito ecclesiastico: mentre Don Milani non era riducibile a nessuna posizione prestabilita, era geloso della sua “inappartenenza”». Già. L’attuale “riabilitazione” della lezione donmilaniana, per il coordinatore del «Tetto», non indica allora solo la sua opera omnia (ora nei Meridiani Mondadori a cura di Federico Ruozzi e sotto la direzione di Alberto Melloni) e il suo agire pedagogico «come valido ed esemplare», ma rivaluta anche la sua «testimonianza appassionata ed evangelica alimentata dall’amore per Cristo, per la Chiesa e per l’umanità». E sottolineando quanto l’incontro con questo straordinario personaggio del Novecento, e il suo lascito spirituale e intellettuale, abbiano significato nell’esperienza di tanti degli autori, credenti e non credenti, della rivista, Colella spiega che la testimonianza di Don Milani, come quelle del servita Davide Turoldo, del barnabita Ernesto Balducci e del padano don Mazzolari - «la voce dello Spirito Santo nella bassa Padania» - sono non a caso state «punto di riferimento per la nostra rivista sin dalla sua origine, anche perché molti degli anziani redattori li hanno conosciuti e incontrati, anche a Napoli, incoraggiandoci e sostenendoci nel nostro cammino non sempre facile ed apprezzato, soprattutto negli ambienti cattolici poco disponibili alle novità conciliari». Una riabilitazione, aggiunge Colella, che perciò, prima di tutto, «riguarda la Chiesa che li aveva perseguitati, ma anche tutti coloro che erano entrati in sintonia con questi testimoni, che, come scrisse nel 1983 il cardinale Martini per i venticinque anni del contestatissimo testo Esperienze pastorali di don Milani, si erano distinti “per la passione per la Parola, per Gesù Cristo, per il popolo e per i poveri”» spingendo tanti a «non cadere nel conformismo e nella rassegnazione».
 
Lo ha ben compreso ed esemplificato, con le sue parole ed i suoi recenti gesti, papa Francesco: per il quale bisogna accostarsi a Don Milani come «testimone di Cristo e del Vangelo», anche se la sua opera di educatore e prete «ha indubbiamente praticato percorsi originali, talvolta, forse, troppo avanzati e, quindi, difficili da comprendere e da accogliere nell’immediato». Nel suo messaggio a «Tempo di libri», il Pontefice ha aggiunto: «Mi piacerebbe che lo ricordassimo soprattutto come credente, innamorato della Chiesa anche se ferito, ed educatore appassionato con una visione della scuola che mi sembra risposta alla esigenza del cuore e dell’intelligenza dei nostri ragazzi e dei giovani». E si intitola appunto «Il mio Don Milani» il documento di Bergoglio riportato su questo numero del «Tetto». Di quest’uomo che fece «dell’esilio un trono», ma che - passata la stagione degli ostracismi - molti vorrebbero oggi ridurre a “santino”, banalizzandone comunque la complessità, la rivista offre inoltre alcuni spaccati significativi per un quadro non sfocato né superficiale:  da La strada di Barbiana e la Chiesa fiorentina tra profezia ed esilio (Serena Marini) alla figura di don Lorenzo Milani prete (p. Fabrizio Valletti); dai messaggi del suo apostolato (Francesca Avitabile, Fai strada ai poveri senza farti strada; Giacomo Losito, Liberi e responsabili per la giustizia e la pace; Annamaria Palmieri, Contro l’ipocrisia. La Pedagogia linguistica come atto politico) alla rivisitazione dell’ultimo libro-testamento coordinato da Don Milani con il metodo della scrittura collettiva con i suoi ragazzi (Ugo Leone, Ri-lettera ad una professoressa). E mentre Ugo Maria Olivieri intervista Eraldo Affinati, Giuseppe Avallone presenta Le statistiche di Barbiana. La dispersione scolastica e Mario Rovinello offre Brevi note sulla storia della scuola dalla Liberazione a don Lorenzo Milani. Infine, se Eddy Stifano scrive la sua Lettera ad uno studente. Tra utopia e realtà, è Pio Russo Krauss a raccontare Quello che mi ha insegnato e mi insegna don Milani: mostrando quanto di quella lezione, anche nella Napoli del 2017, è ancora vivo, attivo e fecondo.
 
 
Domenica 25 Giugno 2017, 07:10 - Ultimo aggiornamento: 25-06-2017 07:10
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