Alla Biblioteca Europea Arslan parla della sua «lettera a una ragazza in Turchia»

di Donatella Trotta

La letteratura come storiografia. E la memoria, tessuta in un tappeto di storie, come antidoto contro il veleno della paura. L’ultimo libro di Antonia Arslan, Lettera a una ragazza in Turchia (edito da Rizzoli) è un romanzo-memoir che fa molto riflettere su questi due concetti, declinati in questo caso dall’autrice in tre storie femminili realmente accadute, di grande potenza, spunto per un messaggio attualissimo indirizzato alle nuove generazioni di ragazze turche (moltissime, circa un terzo, di origine armena, spesso inconsapevolmente) ora vessate da un pericoloso “ritorno all’indietro” che ne limita fortemente la libertà di essere se stesse.
 
E invece: «Mia ragazza di Turchia, tu ci sei nata e ci stai adesso in quel magnifico Paese dove i miei antenati per millenni hanno vissuto, combattuto, da dove noi siamo stati cacciati per sempre. Tu devi avere un coraggio nuovo, mia ragazza di Turchia. Ti vogliono rimandare indietro a tempi lontani, mentre a te piacciono capelli al vento e gonne leggere, ascoltare musiche forti, andare a zonzo con gli amici e sentirti uguale a loro. Vorresti lottare a viso scoperto. E invece dovrai scoprire di nuovo il coraggio sotterraneo dei deboli, l’audacia che si muove nell’ombra, e cercare nella tua storia antica le ragioni e la forza per sopravvivere», scrive nel libro Arslan, fine italianista e scrittrice padovana di origini armene che, dopo la riscoperta della sua identità attraverso l’opera del grande poeta armeno Daniel Varujan (del quale ha tradotto le raccolte Il canto del pane e Mari di grano), ha così dato voce nella sua magistrale opera narrativa - non a caso insignita della prima edizione del premio “Matilde Serao” 2017, promosso dal «Mattino» di Napoli - al primo genocidio (dimenticato) del Novecento: quello di un milione e mezzo di armeni, nel 1915, ad opera dei Giovani Turchi.

Una missione di testimonianza non soltanto autobiografica, quella di Arslan - sulle tracce storiche di memorie familiari - per rendere giustizia anche alla raffinata civiltà di un popolo mite, colto e perseguitato, che la scrittrice dalla peculiare cifra stilistica poetica e musicale offre ai suoi lettori con maestria: a partire dal suo primo romanzo, La masseria delle allodole (2004, premio Stresa e Campiello, poi film dei fratelli Taviani nel 2007). Una vocazione alla memoria attiva, alla ricerca storica e all’esplorazione del senso ultimo e penultimo dell’esistenza che Arslan ha manifestato (e continua a dispiegare, tenacemente) in un costante impegno di divulgazione sulla questione armena - ad esempio con Hushèr la memoria (2001), raccolta di testimonianze di sopravvissuti rifugiati in Italia, o con Il libro di Mush (2012), altra straordinaria storia di coraggio e resilienza femminile nella cornice della strage di armeni in quella valle - ma anche di narrazione tanto coerente quanto seducente: da La strada di Smirne (2009), attraverso Il cortile dei girasoli parlanti (2010), fino a Il rumore delle perle di legno (2015).

Nella sua lettera immaginaria a una ragazza in Turchia, Arslan sceglie di dare una cornice di attualità quantomai necessaria a tre storie di donne armene, travolte a inizi del “secolo breve” dal destino di morte, violenze e deportazione inflitto loro dall’intolleranza brutale e fanatica del potere dominante: la vicenda a lieto fine di Hannah, l’imprenditrice di successo in Usa, determinata a non farsi abbattere da nulla e nessuno; ma anche quelle, più infelici, di Iskuhi “dalle gote di pesca”, sventurata bisnonna dell’autrice, morta 19enne, e della “bella Noemi”, vestita alla francese e scomparsa nel mare di Trebisonda. Tre donne di Turchia, tre donne armene, “fate sapienti” – come tutta la popolazione femminile armena tra Otto e Novecento, che non conosceva analfabetismo – che fino all’ultimo hanno lottato per difendere la propria dignità dalla banalità insensata del male.

Antonia Arslan ne parlerà, presentando il suo libro con il giornalista e scrittore Giovanni Ricciardi, giovedì 16 novembre alle ore 17.30 a Roma: in un incontro ospitato nella sala della Biblioteca Europea in via Savoia, 13 diretta con competente passione da Maria Cristina Paterlini, sempre aperta a fecondi appuntamenti culturali.  
Venerdì 10 Novembre 2017, 16:58 - Ultimo aggiornamento: 10-11-2017 16:58
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