Il mondo di «Totò genio» a Roma: è la più grande mostra realizzata sull'attore scomparso 50 anni fa

di Francesca Pierleoni

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I mondi, l'arte, gli amori, le passioni, dell'artista Totò e della dimensione più privata del Principe De Curtis danno vita a «Totò genio», la più grande mostra realizzata sul grande attore scomparso 50 anni fa. Organizzata da Alessandro Nicosia che l'ha curata con Vincenzo Mollica, dopo il debutto di grande successo a Napoli e il passaggio a Lugano, arriva al Museo di Roma In Trastevere dove sarà dal 20 ottobre al 18 febbraio.

È un viaggio fra centinaia e centinaia di documenti, cimeli, lettere, libri, disegni e ritratti (da Pasolini a Scola, da Pazienza a Echaurren), manifesti dei suoi film, caroselli e pubblicità, costumi (da quello pinocchiesco di 'Totò a Colorì all'uniforme del Pazzariello in L'oro di Napoli), installazioni, video, testimonianze e fotografie, comprese quelle, novità dell'allestimento romano, delle sue sette case nella capitale, dalla prima vicino la stazione Termini del 1930 a quella dove è morto ai Parioli nel 1967.

«Noi napoletani discutiamo su tutto ma non sul genio di Totò - dice il sindaco partenopeo Luigi de Magistris (il Comune di Napoli è fra i motori dell'esposizione con l'associazione Antonio De Curtis, ndr) - ora vorremmo portare anche a Bruxelles e New York la mostra su questo artista che è immortale perché attualissimo». Ad esempio «ora che siamo quasi in tempo di elezioni - aggiunge il sindaco - non può non venire in mente la pernacchia con cui in L'oro di Napoli prendeva in giro l'ordine costituito».

Per Alessandro Nicosia la mostra «racconta le due anime di Totò. Una è quella dell'artista, nel suo percorso dall'avanspettacolo al teatro, al cinema, ma anche nella poesia, con capolavori come A livella, che qui si può ascoltare recitata da lui e nella musica, con le sue canzoni interpretate anche da altri artisti. L'altra è del principe de Curtis, che era molto solitario e schivo a volte triste. Di lui raccontiamo gli amori, come quello per Franca Faldini, ma anche quello per gli animali, e per la sua città Napoli; le sue passioni, con il chiodo fisso dell'araldica, ma anche la generosità». Questo Paese «ha massacrato molti dei suoi artisti ed è successo anche a Totò, che è stato a lungo snobbato dalla cultura ufficiale - ricorda Vincenzo Mollica -. Abbiamo intitolato la mostra 'Totò geniò perché era eclettico e straordinario in tutto quello che combinava, metteva sempre tanto di vissuto».

Nella mostra «ci sono due omaggi, quello a Totò e quello al rinascimento di Napoli, che dopo tante guerre sta mostrando al Paese la strada per rinascere» sottolinea Luca Bergamo, vicesindaco di Roma Capitale, che promuove l'esposizione con Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, mentre a coprodurla è Istituto Luce Cinecittà, in collaborazione con Rai Teche e SIAE. Tornando sul forte legame del nonno con Roma («qui lui ha vissuto con mia nonna ed è nata anche mia madre»), la nipote dell'attore Elena Alessandra Anticoli, ricorda una frase dell'attore: «Tra me come sono nella vita reale e Toto c'è una differenza abissale. Odio la mia maschera ma è parte della mia anima e mi aiuta ad essere veramente me stesso».
Giovedì 19 Ottobre 2017, 21:03 - Ultimo aggiornamento: 19-10-2017 21:38
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1 di 1 commenti presenti
2017-10-20 08:55:08
certo che la più grande mostra di totò la fanno a roma , qua i soldi servono per fare 'o cuorno, n'arbero , per fare "pappare" piccoli e grandi elettori , chi sa di chi !

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