Tosatti all'Iqos Artime: «Ecco come trasformo le ferite sociali in arte»

Gian Maria Tosatti
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di Francesca Cicatelli

Se la bellezza di Dostoevskij scarseggia, ce la farà questa volta l'arte a salvare il mondo, «l'arte buona» come la definisce Gian Maria Tosatti, di quella che arriva subito, quella immediatamente percepibile senza spiegazioni, quella che ha portato i bambini di Forcella a trasformare, una ferita sociale, i buchi dei proiettili nei muri di luoghi abbandonati, in simboli di attraversamento e quindi in installazioni artistiche.

L'artista, ideatore del progetto Sette Stagioni dello Spirito e vincitore del Talent Prize di Inside Art, torna da New York a Napoli per il ciclo di incontri Iqos Artime, live talk dedicati all'arte contemporanea, ideato e condotto da Guido Talarico nei salotti dello store di via Filangieri dedicato al dispositivo elettronico smoke free, ultimo ritrovato della Philip Morris.

La Iqos Embassy non è nuova a percorsi creativi che introducono tendenza, innovazione, pensiero e confronto nel tessuto connettivo di Napoli. Ieri sera seduti in fondo alla sala ad ascoltare Tosatti, c'erano anche Antonio Bassolino e un inaspettato Rocco Papaleo, convertito anche lui al tabacco riscaldato dopo aver bandito il fumo di sigaretta da un po'.
 

Tosatti ha lanciato la provocazione secondo cui «ogni famiglia dovrebbe avere un artista di riferimento, un po' come il medico» perché l'artista deve mettere da parte il mestiere e «fornire le risposte che servono, essere al servizio della comunità». Al punto di superare lo scetticismo delle mamme di Forcella che pensavano di invogliare all'arte i propri figli «corrompendoli» con una schedina delle scommesse calcistiche e che invece si sono dovute ricredere vedendoli entusiasti di una mostra del Caravaggio.
 
 

Il progetto Sette Stagioni dello Spirito qualifica luoghi degradati e abbandonati cambiandone la prospettiva, ammantandoli di creatività. Com'è accaduto ad esempio a Largo Banchi Nuovi: il portone della Chiesa Cosmo e Damiano era vandalizzato da anni ed è bastato uno strato di sottile e «aggraziata» cera per lasciare che la delicatezza e la percezione dell'arte facessero il loro corso. L'opera infatti è rimasta intatta per tre anni, e nessuno l'ha violata.  Che poi «Napoli sia portatrice di quelle conflittualità che parlano dell'umano è innegabile ma preferisco - rivela Tosatti - allenare le persone a sognare, combattere queste battaglie umane invece di quelle quasi robotiche di New York».
 
Sabato 7 Aprile 2018, 12:45 - Ultimo aggiornamento: 07-04-2018 18:01
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