«Suerte», Loffredo porta il corno napoletano in mostra a Barcellona

Il corno napoletano «...al mondo effimero della nostra coscienza essi comunicano una vita psichica sconosciuta, appartenente ad un lontano passato; comunicano lo spirito dei nostri ignoti antenati, il loro modo di pensare e di sentire, il loro modo di sperimentare la vita e il mondo, gli uomini e gli dei. L'esistenza di questi stati arcaici costituisce presumibilmente la fonte della credenza nella reincarnazione e nella credenza di vite anteriori».

Resti arcaici li chiama Young. Sono gli archetipi, le immagini primordiali, l'incosciente collettivo. Pietro Loffredo da sempre si muove nei territori della memoria, sia personale che di una comunità. E ha scelto fin dal 1998, come segno-cifra della sua partitura artistica, la forma del cornetto napoletano, il classico portafortuna, il simbolo pagano ed esoterico più diffuso nel globo. È una metafora di questo nostro presente confuso e incerto il suo indagare la fenomenologia della superstizione utilizzando l'oggetto apotropaico per eccellenza della sua Napoli e non solo, che rivisita e contamina con forme e suggestioni di Paesi lontani, di luoghi, popoli e costumi stranieri. Con il corno e le sue varianti l'artista invita a prendere coscienza, ad essere artefici del proprio destino, a non lasciarsi sopraffare dagli eventi, a resistere, perché - sostiene - «la sfortuna e la buona sorte non esistono, siamo noi a scegliere con il nostro agire consapevole».

Nel suo viaggio sull'orlo del magico, dopo l'aver attraversato l'Italia, l'aver toccato Bastia, Montecarlo, Tunisi, Valletta, Parigi e Berlino, approda ora a Barcellona con una nuova esposizione, in cui tra riflessione e gioco, “sposa” il cornetto con il toro. «Figure entrambe - dice - che fin dalle origini dell'uomo - rappresentano la virilità, che io intendo come forza per andare avanti, per vincere le scommesse con se stessi, perché ognuno di noi conosce le risposte; ci si può affidare a un talismano, ma non si deve mai dimenticare le responsabilità individuali». Nella mostra, curata da Erminia Pellecchia e Annalisa Pellegrino, che si terrà dal 20 aprile al 4 maggio 2018 presso la galleria The Collective di Barcellona, Loffredo si richiama anche ai graffiti di Cueva de los Letreros, l'omino neolitico con le braccia distese e un arco sulle mani, l'indalo che ricorda l'arcobaleno, la speranza di rinascita. È un'altra provocazione la sua. Pittore, rivendica la supremazia della pittura come arte della storia, le restituisce attualità nell'affermare l'atto creativo dell'uomo come l'unico che possa dare senso alla storia, governare la storia dal di dentro del proprio io pensante.

Nel corso del vernissage ci sarà una performance dell'artista brasiliana Nega Lucas in collaborazione con Pietro Loffredo.

Nega, ci invita, attraverso la poesia recitata, visiva e vissuta, ad una immersione nella realtà storica e anche attuale della donna nera in tante parti del mondo.
Lunedì 16 Aprile 2018, 14:00 - Ultimo aggiornamento: 16-04-2018 14:00
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