Similitudes Without Latitudes: l'integrazione negli scatti di Di Lorenzo

La mostra di Armando Di Lorenzo
di Lucia Gallotta

Similitudes Without Latitudes, anime migranti alla ricerca della normalità. La voglia di integrazione raccontata attraverso gli scatti del fotografo ebolitano Armando Di Lorenzo realizzati presso il Centro d’Accoglienza Magyc in mostra presso la scuola elementare Vincenzo Giudice di Eboli. Si tratta di un progetto messo in campo nell'ambito dell'iniziativa «Un nuovo clima per la pace» in collaborazione con il Circolo Legambiente Silaris sostenuto da CSV Sodalis nell’azione “Bandi di Idee 2016”. 

L'obiettivo è stato quello di: «Costruire un differente punto di osservazione, per restituire un pizzico di dignità e umanità a tutti quei ragazzi che ogni giorno decidono di mettere in pericolo la propria vita per giungere, tra mille peripezie, in un paese che non li vuole o che forse non è capace di accoglierli al meglio», spiega Di Lorenzo. 

L'autore ha trascorso diversi giorni in compagnia degli ospiti del centro d'accoglienza: «I loro racconti spesso narrano di come questi sono scappati dalle loro terre, del perché lo hanno fatto. Parlano del viaggio e delle infinite insidie che  nasconde; della traversata, che spesso si conclude in fondo al mare. Poi, giunti nei porti di approdo, i racconti si fermano, come se non ci fosse più bisogno di sapere altro, perché a breve quelle anime diventeranno numeri o forse sarebbe meglio dire cifre, come le cifre dei conti di coloro che dell’immigrazione ne hanno fatto un business, ingrossando portafogli e conti correnti sulle spalle di ragazzi ai quali vengono riconosciuti appena 2,50 euro al giorno, che sono ben lontani dai 35 che le note leggende mediatiche hanno fatto credere». 

Con questo lavoro Di Lorenzo ha voluto condurre attraverso le immagini alla conoscenza delle esperienze di questi ragazzi una volta arrivati nel Paese che li accoglie: «Per giungere a una nuova consapevolezza, a una visione completa, capace di evidenziare nuovi strumenti nelle pratiche di interazione o integrazione. Per scoprire allora che le difficoltà che ogni giorno si ritrovano ad affrontare non sono poi così diverse da quelle in cui si imbattono i tanti giovani europei che decidono di trasferirsi in un nuovo paese alla ricerca di un futuro dignitoso. Le immagini mostrano come tanti di questi ragazzi posseggono delle competenze, delle qualifiche, dei sogni, delle ambizioni, ma anche paure e frustrazioni dovute spesso alla totale immobilità e impotenza di fronte ai lunghi tempi che la burocrazia italiana impiega a fornire loro i documenti». 

In ogni ritratto, infatti, c'è un elemento che riconduce alle esperienze lavorative che svolgevano nei loro territori d'origine: «Che diviene simbolo di diversità, che può e deve essere inteso come offerta o scambio che si trasforma in reciprocità».
Domenica 17 Dicembre 2017, 13:04 - Ultimo aggiornamento: 17-12-2017 13:04
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