Non solo moda, la settimana dell'arte moderna incanta Milano

di ​Erminia Pellecchia

Qualità e charme. Seduce il Miart numero 22 firmato da Alessandro Rabottini con l'aiuto di Oda Albera, ex direttrice della galleria Massimo De Carlo ed ora exhibitors liaison e responsabile dei progetti speciali della Fiera d'arte moderna e contemporanea che ha aperto i battenti al gate 5 di fieramilanocity il 30 marzo con una preview sospesa tra cultura e glamour. Giovane, effervescente, raffinato quest'evento polifonico ed inclusivo, che suggella il momento magico di Milano, ritornata capitale internazionale della creatività e attrattore turistico, tant'è che si gemella con la Bit, la Borsa internazionale del turismo al via il 2 aprile. Ed è quanto mai efficace l'immagine scelta per la comunicazione delle ragazze alle prese con esercizi di ginnastica artistica che contiene in sé la mission della kermesse definita dalla sapiente regia di Rabottini in continuità elettiva con il format dell'ex direttore artistico Vincenzo De Bellis: non un mercato dove vendere e comprare opere o intessere e consolidare rapporti, bensì una panoramica cronologica dell'arte dai primi del Novecento ai giorni nostri. Lui indica il percorso, sarà ai visitatori costruirsene uno personale avendo come bussola - tra i numerosi stand contrassegnati da un azzurro metallico che richiama il cielo limpido di una primavera in grande anticipo nella città meneghina – un prezioso libriccino nero (il “catalogo del tempo individuale”) con l'agenda delle gallerie presenti e pagine bianche dove annotare le proprie riflessioni.

C'è da perdere la rotta tra le 147 gallerie (+13% rispetto al 2016) che affollano il padiglione 3 dell'Artweek più importante d'Italia e che rappresentano il meglio dell'arte moderna e contemporanea e del design a edizione limitata. Settanta gli atelier stranieri (13 i Paesi ospiti), con una spiccata presenza di Stati Uniti e Gran Bretagna, mentre tra le top galleries italiane, in un Sud quasi assente, spiccano i nomi delle campane Alfonso Artiaco con il solo-show di Ann Veronica Janssens, la cui personale, con nuovi lavori in vetro, glitter e metalli inaugurerà il 15 aprile negli spazi di piazzetta Nilo a Napoli, e la presenza nella nuova, trasversale sezione On Demand in cui sono esposte opere context-based e site specific; Lia Rumma, un must nel mondo (da non perdere al Pirelli Hangar Bicocca l'installazione di Anselm Kiefer, ampliamento dei Sette Palazzi Celesti concepiti su progetto della gallerista di origini salernitane); Tiziana Di Caro con un omaggio a Tomaso Binga, alias Bianca Menna, tra i massimi esponenti della poesia sonora e performativa, Paola Verrengia di Salerno che presenta opere dal 1980 al 1996 di Piero Gilardi, Luigi Mainolfi, Giuseppe Uncini; la napoletana Acapella, selezionata – per il segmento Emergent - tra le venti gallerie innovative del pianeta che puntano l'attenzione sulle generazioni più giovani.

Una settimana frenetica, frizzante questa iniziata già il 27 marzo con il vernissage alla Basilica di Sant'Eustorgio della mostra “Adrian Paci: il Guardiano”, a cura di Gabi Scardi. Già, perché è tutta Milano, dal centro alla periferia, in fermento con un cartellone ricco di appuntamenti prestigiosi e aperture straordinarie nei musei e nelle istituzioni pubbliche private. Per chi non conosce l'Albergo diurno di piazza Oberdan, capolavoro di inizio secolo, il Fai presenta il progetto di Flavio Favelli: partendo dallo studio di fotografia anni '20 e '30 del luogo, l'artista ricostruisce le isole-divanetti che arredavano la parte centrale dei Bagni pubblici con quattro sculture che assemblano mattonelle di graniglia, parti di mobilio e specchi da lui ritrovati e raccolti. Al Pac (Padiglione d'Arte Contemporanea) è visibile “Mea Culpa”, prima antologica in Italia dell'artista concettuale Santiago Serra, mentre a Palazzo Reale c'è la mostra “Codice di avviamento fantastico. Alcantara e 6 artisti in viaggio nell'Appartamento del Principe e alla Gam (Galleria d'arte moderna) “Cento anni. La scultura a Milano dal 1815 al 1915). L'elenco è nutrito, da far girare la testa. Ma val la pena di dare uno sguardo a “Pascali Sciamano” alla Fondazione Carriero, a “Kandiskji il cavaliere errante. In viaggio verso l'astrazione” al Mudec di via Tortona, a “Kienholz: Five Car Stud”, curatela Germano Celant, alla Fondazione Prada, all'”Andy Warhol: Sixty Last Supper” al Museo del Novecento, a “Il cacciatore bianco. Memorie e rappresentazioni africane”, a cura di Marco Scotini ai Frigoriferi Milanesi di via Piranesi, e alla personale di Anna-Bella Papp, romena che vive ad Anversa alla Fondazione Arnaldo Pomodoro.


 
Venerdì 31 Marzo 2017, 21:26 - Ultimo aggiornamento: 31-03-2017 21:26
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