Leonardo batte ogni record: il Salvator Mundi venduto all'asta per 450 milioni di dollari

2
  • 399
NEW YORK «Centosessanta milioni di dollari possono forse bastare», ha osservato il battitore e direttore della casa d’asta Christie’s Jussi Pylkkanen dopo appena cinque minuti dall’apertura della gara per l’acquisto dell’olio su tavola di noce Salvator Mundi, attribuito a Leonardo. L’offerta precedente era di 150 milioni, e l’agente si augurava di sollecitare un ultimo rialzo. Si sbagliava di grosso: una rapida sequenza di offerte ha portato la valutazione a 200 milioni, prima ancora che gli spettatori potessero registrare l’abbattimento del record precedente: 179,4 milioni per il Picasso Le Donne di Algeri, sempre da Christie’s a New York nel 2015. A quota 280 milioni Pylkkanen si è chiesto? «È tutto? Forse no». Si è dovuti arrivare infatti a 370 milioni per l’ultima offerta telefonica: un rilancio di 30 milioni che ha inchiodato il martello a 400 milioni, prezzo finale, che la commissione della casa porta a un totale di 450.312.500 dollari, più del doppio della cifra mai pagata per un’opera. 

L’oligarca russo Dmitry Rybolovlev che aveva messo in vendita il dipinto dopo averlo pagato 127,5 milioni quattro anni fa, ha realizzato un profitto di circa 250 milioni di dollari, dopo averne pagati 30 di tasse. «Solo un individuo emotivo con una infinita disponibilità finanziaria può permettersi un comportamento così folle. – dice il dottor Michael Kwakkelstein, direttore dell’Istituto Universitario Olandese di Storia dell’Arte, uno dei massimi esperti della pittura di Leonardo – Possiamo pensare a un ricco petroliere arabo, o a un nuovo arricchito in Asia. Quasi certamente un possessore di un’unica opera attribuita a Da Vinci, e che ora potrebbe sparire in una cassaforte privata». 

LE POLEMICHE
Il quadro è stato immediatamente rimosso dalla sala di Chistie’s dopo la vendita, e si è portato via la lunga catena di polemiche che l’hanno accompagnato negli ultimi anni, mentre cresceva di valore da una transazione all’altra. «L’ultimo da Vinci», come l’aveva definito la National Gallery londinese in un esibizione del 2011, è appartenuto a Carlo I d’Inghilterra, poi ceduto all’asta nel 1763 e scomparso fino al 1958, quando Sotheby’s lo aveva venduto per 45 sterline ad un collezionista americano, come una copia ridipinta del capolavoro. Il restauro ha rivelato l’età di oltre cinque secoli, e da allora è iniziata la corsa ai rialzi. Nel 2000 quattro galleristi che l’avevano pagato 10.000 dollari lo cedettero allo svizzero Yves Bouvier per 80 milioni, e questi nel ’13 a Rybolovlev. Ognuno di questi passaggi è stato accompagnato da recriminazioni e liti giudiziarie che hanno coinvolto anche Sotheby’s in veste di mediatore privato. Ma la questione dell’attribuzione è stata più volte contestata. Per Kwakkelstein che ha avuto modo di studiare il dipinto a Londra: «Il dettaglio della sfera sarebbe stato interpretato dallo scienziato Leonardo in modo corretto, con l’immagine che ha alle spalle rovesciata, come accade in una lente. Il bordo della veste che richiama quello della Monna Lisa inoltre è piatto, come se fosse bidimensionale, mentre nel più famoso quadro del Louvre segue il profilo anatomico del corpo».

 
 

Tutti i dubbi sono comunque stati travolti dalla furia di un mercato alla spasmodica ricerca di un nuovo record. Christie’s ha contribuito ad alimentarla con una campagna promozionale senza precedenti. Mercoledì sera 4.500 spettatori hanno cercato di fare ingresso nella sala newyorkese dove si svolgeva la vendita. Dentro c’erano re del mercato privato come Larry Gagosian, David Zwirner e Marc Payot. La casa d’asta ha inserito la vendita all’interno di una battuta d’arte contemporanea e non nella sezione “Grandi Maestri” nella quale sarebbe stata oggetto di uno scrutinio più profondo. Il record ha oscurato la battuta nella stessa serata di Sessanta Ultime Cene di Andy Warhol, ceduta per 60,8 milioni di dollari.
 
Giovedì 16 Novembre 2017, 07:46 - Ultimo aggiornamento: 17-11-2017 15:11
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2017-11-16 10:33:49
Salvator non Salvador, come avete scritto nella homepage del giornale.
2017-11-16 09:02:27
e bisogna dire che l'attribuzione al da vinci , è osteggiata da un'altra corrente di pensiero di critici d'arte . secondo il mio modesto parere , se il salvator mundi non è di leonardo ma di un suo allievo di bottega ; comunque vale più di un kooning o di un warhol .

QUICKMAP