Eduardo tra le rovine del «suo» teatro distrutto dalle bombe

di Pietro Gargano

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Eduardo De Filippo in mezzo alla rovine dello scoperchiato teatro San Ferdinando. La straordinaria fotografia, di autore non accertato, figura nella mostra sulle Quattro Giornate di Napoli, «Hercules alla guerra», al Museo Archeologico Nazionale, nelle sale della Collezione Farnese al Cielo Stellato. Promossa da Gennaro Morgese, figlio della partigiana Lenuccia, l'esposizione resterà aperta fino al prossimo gennaio.

Le bombe alleate piovvero ai primi di settembre del 1943, alla vigilia dell'annuncio dell'armistizio. Restò in piedi solamente il palcoscenico. Forse proprio in quel momento Eduardo decise d'indebitarsi per comprare il teatro, progetto realizzato nel 1948.

Uno dei protagonisti della rassegna, forse il principale, è un fotografo che operò con «Il Mattino», Antonio Beuf, di origini francesi, con studio in via Chiaia. Se è possibile ammirare i suoi capi d'opera è per merito di Giamnaria Lembo, un amatore del bello più che un collezionista, il quale nel 2013 acquistò da un antiquario settecento immagini, cento delle quali di Beuf, proprio mentre stavano per finire in America.

Gianmaria è pronipote e custode della memoria dello storico fotografo napoletano di opere d'arte e di artisti, Ferdinando Lembo, che raccolse seimila negativi. È un altro grande subito dimenticato. Morto nel 1958, a 79 anni, venne sepolto in una fossa comune, suoi i ritratti di Vincenzo Gemito nudo e dei gatti di Eduardo Dalbono, fu fotografo ufficiale del Museo Nazionale, essendo stato un pioniere della ricerca sulle antichità, come dimostrano gli scatti sulla scoperta della Villa dei Vettii a Pompei e degli scavi a Baia. Ebbe una parentesi da fotoreporter durante la grande guerra.

Tornando a Beuf, va rilevato che fu Scarfoglio a chiamarlo al Mattino, era nato nel 1891, visse per un secolo. Si distinse per abilità nelle foto virate seppia. Come sottolinea la figlia Marisa, fu abile pure nei ritratti, come quello di una gentildonna, da poco battuto all'asta. Fotografò Roberto Bracco e Luigi Pirandello sottobraccio all'uscita dell'hotel Execelsior. Nel 1933 fornì ad Alessandro Cutolo il materiale iconografico per un libro sull'università partenopea. Fu amichevole rivale di Giulio Parisio. Nel periodo della guerra documentò le ferite provocate dai bombardamenti. Spettacolari le immagini dei danni causati dalla Caterina Costa, la nave che scoppiò uccidendo più di mille napoletani, delle macerie della chiesa del Carmine e dell'albergo Festa e Geneve. Molte foto vennero archiviate ma non pubblicate per intervento della censura militare fascista.

Altro fotografo de «Il Mattino» in mostra è Riccardo Carbone, il primo vero fotoreporter del nostro quotidiano e forse di Napoli. Aveva studio in via Chiaia, lo ricordo, elegante e cordiale, nei corridoi circolari di via Chiatamone. Amico di famiglia degli Scarfoglio, fu attivo dalla metà degli anni Venti al 1970. Illustrò la storia della città dal fascismo alla seconda guerra mondiale, dalla ricostruzione al boom economico e oltre. Il suo sterminato patrimonio di celluloide è stato sistemato e digitalizzato a cura del figlio Renato e del pronipote Giovanni Nicois.

Il Mann ospita altri due fotoreporter di guerra, Alfredo Foglia, che ha aperto una bella tradizione familiare, e Gabriele Ruggieri, la cui eredità è stata raccolta degnamente dal figlio Toti. La rassegna è arricchita da documenti, da giocattoli antichi del professor Enzo Capuano, dalla sezione «Eroi per mestiere», dedicata ai vigili del fuoco. Commuove e indigna un elmetto di cartone usato dai volontari dell'Unione Nazionale di Protezione Antiaerea (Unpa), fragile guscio contro le bombe.
Giovedì 8 Novembre 2018, 11:27
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