Recchioni e «La fine della ragione»:
«A Napoli per parlarvi dei no vax»

di Diego Del Pozzo

Le derive della saggezza popolare 2.0, la negazione delle certezze scientifiche a favore del neo-oscurantismo social, l’estremismo populista eretto a sistema, la cattiva abitudine di fornire risposte semplici e irrazionali a domande complesse e problematiche: c’è tutto ciò e tanto altro nell’inquietante “La fine della ragione”, la graphic novel scritta e disegnata da Roberto Recchioni per Feltrinelli Comics (112 pagine a colori, 16 euro). Il 44enne artista romano, magister dello scorso Napoli Comicon e curatore editoriale e sceneggiatore di “Dylan Dog” per la Sergio Bonelli, presenta alle 18.30 alla Feltrinelli di piazza dei Martiri il volume, ambientato in un’Italia prossima ventura nella quale scienza e cultura sono state abiurate in favore della sapienza popolare; e nella quale la madre disperata di una bambina malata è trattata come un’eretica durante la sua ricerca di quegli stregoni mistificatori noti come “dottori”.
Recchioni, da dove nasce questa cupa distopia fanta-apocalittica così simile al nostro presente?
“Da ciò che leggo quotidianamente su Facebook, per me straordinario evidenziatore sociale. E dall’agghiacciante presa di coscienza di come le attuali istanze gentiste e irrazionaliste siano cavalcate per mero interesse elettorale da quasi tutte le forze politiche italiane. Penso, per esempio, al movimento “no vax”. Così, ho deciso di mettermi in motocicletta e attraversare l’Italia per guardare negli occhi il cosiddetto “Paese reale”, quell’Italia profonda magari lontana dalla nostra quotidianità, ma preponderante a livello numerico. E ho potuto toccare con mano la disaffezione sempre più profonda verso istituzioni e professionisti, una cesura enorme tra cultura e popolo, una diffidenza irrazionale nei confronti del diverso, come in un nuovo Medioevo socio-culturale”.
In che modo ha trasformato queste paure in racconto a fumetti?
“Ho voluto realizzare “La fine della ragione” in tempi brevi, assecondando la mia urgenza espressiva, senza mediazioni né troppa raffinatezza formale. Dal punto di vista dello stile, mi sono rifatto alla pittura tradizionale giapponese, che amo molto e si basa sull’immediatezza del gesto. M’interessava che al lettore arrivasse innanzitutto la mia sincerità. Poi, certo, non avrei immaginato che un racconto di fantascienza distopica si trasformasse, in modo così preciso, in un pamphlet sul nostro presente, per giunta nel mezzo delle polemiche che ci stanno accompagnando alle elezioni”.
Anche “La fine della ragione” ripropone due temi ricorrenti nella sua produzione, come la centralità della figura materna e della malattia, che legano questa nuova opera alla sua biografia.
“A causa dei problemi di salute che mi accompagnano da sempre, la crescita del movimento anti-vaccinazioni mi preoccupa molto. In quanto alla figura materna, nel mio caso è stata salvifica, perché mia mamma, che purtroppo ho perso proprio qualche giorno fa, mi ha portato in giro per gli ospedali di mezzo mondo fin da bambino, anche contro il parere di tanti uomini che non ne condividevano le scelte. In tal senso, “La fine della ragione” è anche un enorme e affettuoso omaggio a questa donna speciale”.
Che cosa c’è nel suo futuro?
“Come sempre fin troppe cose, perché dopo 25 anni di carriera vorrei diradare un po’ i miei ritmi di lavoro. Nei prossimi giorni, uscirà per Bonelli la mia nuova serie per ragazzi “4 Hoods”. Poi, sto lavorando al numero 400 di “Dylan Dog” che chiuderà la “Trilogia delle madri”, alla mia nuova serie di samurai, alla seconda graphic novel per Feltrinelli Comics e al nuovo romanzo fantasy per Mondadori”.
Giovedì 1 Marzo 2018, 17:19
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