«Operazione levante», thriller di Angelo Petrella sulla guerra in Siria: «Scrivo per capire la realtà»

di Marco Perillo

Un thriller con lo sfondo della contemporaneità «Operazione levante», nuovo romanzo dello scrittore napoletano Angelo Petrella, edito da Baldini & Castoldi. Stanley Kavanagh, ex militare alcolizzato ed esperto di informatica, è in cerca di vendetta dopo aver perso moglie e figlia nell’attentato al Bataclan. Robert O’Malley è il vicedirettore della CIA. Teme un nuovo attacco negli Stati Uniti e ha bisogno di Kavanagh per scandagliare il deep web in cerca di ulteriori prove. Dick Meyer scrive i discorsi del presidente Obama: ed è solo quando il suo mandato sta per scadere che Nadwa Musamih, bella giornalista piena di inquietanti segreti, preme per incontrarlo. E quando Miša Bogdanov, ex agente russo finito a contrabbandare armi e petrolio in Siria, viene rapito dai jihadisti dell’ISIS, iniziano a delinearsi i contorni del più grande attentato mai compiuto sul suolo americano. Ma una task force si muove nell’ombra per prevenirlo. Nome in codice: Operazione Levante. Questa, in sintesi, la trama della nuova fatica letteraria dell'autore classe 1978, che ha all'attivo diverse opere: «Cane rabbioso» (2006), «Nazi Paradise» (2007), «La città perfetta» (2008), «Le api randage» (2012) e «Pompei. L’incubo e il risveglio» (2014), tradotti anche all’estero. 

Angelo Petrella, da un romanzo storico su Pompei si passa a una spy story ambientata al giorno d'oggi. Come mai questa scelta?
«Le terribili immagini degli attentati a Charlie Hebdo e poi al Bataclan mi hanno obbligato a formulare la domanda: cosa può fare uno scrittore, in questi casi, per intervenire sulla realtà? Scrivere. E farlo nella maniera più opportuna: intrattenendo e al tempo stesso istruendo il lettore su cosa stia realmente accadendo nella Siria in guerra e, di conseguenza, nel mondo. “Operazione Levante” è nato in questo modo».
 
Tanti gli elementi di cronaca contemporanea, dall'attentato al Bataclan alla guerra in Siria. Quanto c'è di reale e quanto di fantasia in questo romanzo?
«Dal Bataclan all’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, la cronaca mi ha fornito gli spunti per costruire una storia in cui si scavasse nei ‘luoghi oscuri’. Ovvero nelle operazioni militari, nei complotti, nel lavoro silenzioso delle spie e soprattutto nei traffici economici (petrolio, armi, esseri umani) che sono alla base del potere conquistato dall’Isis nelle terre del Medioriente».
 
Tu a Parigi ci hai vissuto. Avresti mai immaginato quando è avvenuto al Bataclan e a Nizza? 
«Quando nel 2005 vivevo nella capitale francese mi accorsi del ‘peso’ del terrorismo nella vita quotidiana all’indomani degli attentati londinesi. Mi svegliai e uscii a fare la spesa nel quartiere di Montmartre, trovandolo presidiato da militari: una camionetta ogni cinquanta metri e ad ogni stazione del metrò. In tutta onestà, però, non avrei mai creduto che una strage così brutale e orribile potesse colpire quella che considero la mia seconda città».
 
I jihadisti dell'Isis hanno un ruolo fondamentale in questo libro. Come mai hai voluto affrontare le loro figure? E secondo te chi ha la responsabilità della nascita dell'Isis?
«Sulla copertina del mio libro campeggia la frase di Hillary Clinton: “L’Isis è roba nostra. Ci è sfuggita di mano”. Il terrorismo è proliferato dopo l’eliminazione dei dittatori e l’abbandono dei paesi del Levante senza prima aver contributo all’innesto di un vero regime democratico. L’Isis è stato utilizzato da varie potenze non solo occidentali come ‘leva’ contro poteri scomodi, ma lo si è lasciato crescere in maniera irresponsabile e incontrollata. La ferocia dei jihadisti, poco affrontata dalla letteratura, mi sembrava un ottimo punto di vista per far capire a che punto sia giunta la barbarie del mondo».
 
Complotti, messaggi in codice, agenti doppiogiochisti, giornalisti pieni di segreti: ma il mondo in cui viviamo è davvero così complesso e inquietante? 

«Il mondo è sempre stato complesso. E la pace che l’Europa ha vissuto dal 1945 a oggi ci ha fatto dimenticare quanto la diplomazia, la politica e la rinuncia alla guerra debbano essere costantemente sollecitate e ‘agite’. Nell’ambiente dell’intelligence si dice che una spia fa bene il suo lavoro se nel mondo esterno non accade nulla e la vita continua a scorrere in maniera regolare. Credo che il mondo meriti la pace e che solo l’Europa possa contribuire a determinarla: ma dovrebbe nascere come vera e propria entità politica. E finora purtroppo ciò non è ancora accaduto».



Lo scrittore Angelo Petrella
Domenica 9 Luglio 2017, 13:01 - Ultimo aggiornamento: 09-07-2017 13:01
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP