La Capria compie 95 anni: «Nei miei pensieri lievi il desiderio è tutto»

di Silvio Perrella

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Oggi che giorno è?
- Che giorno è?
È il 3 ottobre e, sebbene all'anagrafe il tuo certificato di nascita riporti la data dell'8 ottobre, è oggi che sei nato.
- Eh già: lo sai quanti anni fa?
Dillo tu.
- Novantacinque, novantacinque anni fa.
Ammappete!
Raffaele La Capria ride, standosene seduto sulla sua poltrona preferita; sulle sue ginocchia fa le fusa un gatto elegantissimo in tenuta tutta grigia; la luce è quella romana del primo pomeriggio, cioè calda e a larghe campiture; la stanza ne sarebbe ricolma se gli scuri non fossero stati accostati da Emma, la signora venuta da lontano che si prende cura della casa.
Raffaele porta uno di quei maglioncini colorati oggi è marroncino chiaro per i quali Anna Maria Ortese lo prendeva lievemente in giro. E lui le rispondeva pan per focaccia. E che meraviglia l'incontro tra questi due grandi scrittori; un incontro che si può definire il chiasmo della letteratura italiana che ha preso in carico l'immaginario di Napoli: la luce e l'ombra; il corpo celeste e l'io come mondo.
- La mattina dice Raffaele faccio pensieri lievi.
Lievi?
- Sì, come quelli di cui parla Rousseau quando descrive il suo fantasticatore disteso sul fondo di una barca a guardare le nuvole che passano.
E poi?
- E poi passa il tempo e la mia età mi cade addosso. Sai, novantacinque anni non sono pochi.
Certo, ma ho come l'impressione che tu abbia fatto un patto con il Tempo.
- Io aspetto la morte con naturalezza. E analizzo la mia vita e a volte rileggo ciò che ho scritto senza compiacermi e senza perdonarmi nulla se individuo qualcosa di negativo.
Ho sempre pensato che tu pratichi l'arte dell'abbandono attivo, ti lasci andare al voler dell'onda; col tempo hai scoperto un tuo modo di usare i venti avversi per proseguire nella navigazione; hai scoperto come inclinare la tua vela per usare il vento e non esserne usato. È il più grande insegnamento che viene dalla tua vita e dalla tua opera. Sarebbe bello che tu riprendessi a scrivere.
- Anche se non scrivo più, la mia mente è abitata dai pensieri.
In effetti scrivi con la voce, come stai facendo adesso.
- Sai, adesso ci stiamo incontrando e allora risorge il desiderio della parola. Penso che il desiderio sia tutto: è l'appetito di vita. Il desiderio significa mangiarsela, la vita. Un mondo nel quale ci sono i desideri è un mondo vivo. La popolazione del mondo di oggi è invece fatta in gran parte di scontenti ed è in questo mare che il terrorismo, quel termometro che serve a misurare la febbre di una società, naviga. Più penso al desiderio, e più mi accorgo che è tutto.
E questo si collega ai tuoi pensieri lievi?
- Sì, ma poi nel corso del giorno arrivano quelli tristi, e vista la mia età non potrebbe essere altrimenti. Sai, il corpo decade e la morte si fa vicina.

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Martedì 3 Ottobre 2017, 08:39 - Ultimo aggiornamento: 03-10-2017 13:55

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