«Elena Ferrante è Starnone», ecco il segreto del rione Luzzatti

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di Vittorio Del Tufo

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Questa è una storia di ombre. E memorie di vite passate - volti sfumati, senza più contorno - che rivivono nella trasfigurazione letteraria di un libro, o di una fiction, o nei ricordi dei vecchi del quartiere.

Quel quartiere è il Rione Luzzatti. E le ombre sono di tutti coloro che hanno impregnato - con le loro vite, appunto - i palazzi, i cortili, le strade stesse del rione, costruito nei primi decenni del secolo scorso su un antico terreno paludoso. Terreno dove un tempo scorrevano le acque di un fiume leggendario.

Nei primi anni 50 a frequentare il Rione Luzzatti, a passeggiare per le strade polverose del quartiere, che lambiscono il fascio di binari della stazione centrale, c'era anche un giovanissimo Domenico Starnone. Come ha rivelato al Mattino la cugina dello scrittore, Nunzia Mattiacci, 75 anni, «Domenico da ragazzino frequentava il rione. Veniva spessissimo a trovare i parenti, che abitavano qui... ricordo che aveva sempre con sé un quaderno sul quale disegnava e prendeva appunti di ogni tipo. Eravamo ragazzini, ma non avevamo dubbi sul fatto che da grande sarebbe diventato uno scrittore».
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Lunedì 10 Dicembre 2018, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre, 09:57
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1 di 1 commenti presenti
2018-12-19 15:27:36
Ho letto il libro della "Ferrante". Ho visto la prima seria dedicato ad esso. Mi sono domandanto se davvero noi eravamo cosí come i giovani del rione sono stati descritti. Non corrisponde affatto alla veritá. l'unica nota certa che posso riscontrare nel romanzo stá nella gerarchia familiare di promuovere i maschi poiche´le ragazze dovevano stare a casa a fare "le donne di casa". Un pizzico di veritá lo riscontro anche nel drama dei ragazzi quando volevano avere un approccio con le ragazze.' direi che era per i ragazzi una vera ossessione. bisognava sempre litigare con qualche componente della famiglia della ragazza. nel 1950-60 i ragazzi del rione erano tutti bravi ragazzi- in modo esponenziali bravi- se paragonati ai ragazzi dell'80-90 e a quelli di oggi. Il degrado del rione luzzatti ha una precisa data di inizio. 1970che poi man mano si é andato verso il baratro. I personaggi descritti nel libro sono veramente esistiti, almeno dai nomi. si dovrebbe trattare dei componenti della famiglia Mattiacci . io abitavo alla porta accanto. ricordo molto bene la famiglia , elena. la sorella maggiore la madre e il padre un eccellente pasticciere. Mentro suo fratello aveva una drogheria ci vendeva la pasta e gli altri alimentari e pagavamo a fine mese. al rione , nonostante la povertá erano generalmente brava gente. Ancora avverto la paura quando il rione Ascarelli fu completato. giá la prima settimana ci fu un omicidio che destó molto scaöpore al rione. il rione luzzatti era quasi totalmente autosufficiente e garantiva ai suoi abitanti il necessario per una pacifica convivenza. Sarebbe opportuno sottolineare che a Napoli non esisteva in quel tempo un rione che poteva usufruire di: una biblioteca. Due sale cinematografiche. Una farmacia. una squadra di calcio. tre bar-con sale da gioco. Le strade erano tutte asfaltate nonostante che la guerra era da poco teminata. Un servizio postale. Una fermata della metro .l'ultima fermata. tre fermate di autobus. oltre ai molteplici venditori amulanti che provenivano da Casoria e dall'entroterra diretti al mercato all'ingrosso. facevano un giro del rione con i loro asini. Insomma qualcosa di molto, molto distante da ció che si é visto e rappresentato sui giovani del rione. Non sminuisco la capacitá letteraria dell'opera, anzi suggerirei al comuine di Napoli di fare qualcosa per il rione cavalcando cosí la notorietá che il romanza ha messo questa zona al centro dell'attenzione mondiale- anche se mi rattriste il cuore vedendo quelle scene di aggressiva violenza che non erano affatto da addebitare ai ragazzi del rione, che ai queli tempi erano davvero bravi ragazzi. nel romanzo ci sono delle veritá molto genialmente descritte, ma certamente non sono quelle violente. Gennaro Di Napoli Helsinki

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