Addio a Roberto Bertinetti, grande anglista e firma del Mattino

di Riccardo De Palo

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Scompare Roberto Bertinetti, l’anglista col perenne sorriso sulle labbra, ironico e gentile, il professore con la passione divorante per a scrittura, e ti sembra che il mondo sia diventato improvvisamente più povero. Collaboratore di vecchia data del Messaggero e del Mattino, dapprima nelle pagine di esteri e poi in quelle culturali, Bertinetti aveva una curiosità onnivora, che lo portava a scrivere di Virginia Woolf o Jane Austen - autrici di cui era sommamente esperto - ma anche di fenomeni di costume, politici. Che magone, pensare alla lunga malattia che l’ha portato via, e alla quale si opponeva con tutte le sue forze; che tristezza pensare agli ultimi articoli che continuava a scrivere, anche nei giorni più difficili; che pena ricordare il comunicato con cui, nel febbraio scorso, l’Università di Trieste posponeva una sessione di esami per sopraggiunte questioni di salute.

Se n’è andato nella sua Pesaro, dove aveva giocato come tanti suoi concittadini a basket in gioventù, a soli 63 anni. Era giovane dentro, Roberto, e aveva sempre un’idea per una terza pagina avvincente: captava le novità editoriali che arrivavano dal Regno Unito, capiva subito (e spesso anticipava), le notizie. L’ultimo articolo fu lo scorso agosto, alla morte del grande Naipaul. «Lo ammetto, sono un uomo felice», avrebbe detto, se fosse ancora tra noi, come ebbe a dire (in un articolo dello stesso Bertinetti) lo scrittore Philip Roth.

Bertinetti ci lascia tanti libri, vera eredità e testimonianza di una esistenza vissuta nel segno della letteratura e dell’insegnamento, e di una multiforme varietà di interessi: “Dai Beatles a Blair: la cultura inglese contemporanea”; “Virginia Woolf: l'avventura della conoscenza”; la monografia einaudiana su Londra; “Le rovine circolari: S.T. Coleridge, E. Brontë, H. James : immagini dell'artista nel XIX secolo”; l’ultimo saggio pubblicato per Bompiani, “L’isola delle donne”.

Alla moglie e alle due figlie va il cordoglio e l’affetto delle redazioni del Messaggero e Mattino, dove Roberto era, davvero, uno di famiglia, uno di noi. Lo ricorderemo con affetto, sarà sempre il nostro “professore”, l’amico dalla penna facile e dal sorriso gentile.
Lunedì 24 Dicembre 2018, 12:05 - Ultimo aggiornamento: 3 Gennaio, 18:27
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