Il delitto del gesuita nella città purgatorio: torna il commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni

di Generoso Picone

È una Napoli su cui grava pesante la cappa del dolore quella dove si svolge la trama de «Il purgatorio dell'angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi» di Maurizio de Giovanni (Einaudi, pagine. 322, euro 19: lunedì alle 19 la presentazione napoletana all'Augusteo con le letture di Marialuisa Carfora e l'accompagnamento musicale di Marco Zurzolo e Davide Costagliola), nuova e tredicesima indagine del suo poliziotto dagli occhi irresistibili. Una Napoli che nasconde la traccia della sofferenza anche nel maggio, il suo mese più bello cantato da Salvatore Di Giacomo, di vento e d'amore: pure nel viaggio di una rosa in una domenica che pare perfetta, dono di passione dalle mani della ragazzina Carmela al vaso della signora Ada passando attraverso il sangue della morte, il sogno di un matrimonio strozzato dal destino, la sofferenza di un vecchio, caricandosi di storie e significati alla maniera del fucile in «Babel» di Alejandro Gonzalez Inarritu. Una Napoli sospesa nell'altrove delle anime del purgatorio, dove Aldo Masullo ha visto l'essenza dell'esistenza della città, lunga però non eterna, la pena a coabitare con il male nella pazienza resistente eduardiana a rimanere attraccati all'immobilità. Una Napoli che conserva nel suo contraddittorio atlante emozionale il posto che dà una pausa al dolore, Posillipo che questo significa in greco antico, «ammirando tanta bellezza pare davvero possibile evitare il male, la sofferenza, le brutture. Ma solo per un attimo, appunto. Una pausa. E probabilmente è già molto».
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Sabato 30 Giugno 2018, 08:00 - Ultimo aggiornamento: 30-06-2018 15:09
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