Addio alla scrittrice Millet, icona femminista

La scrittrice statunitense Kate Millett, una delle più famose e influenti teoriche e attiviste del femminismo internazionale, è morta ieri a Parigi all'età di 82 anni. L'annuncio della scomparsa è stato dato al «New York Times» dalla sua sposa, Sophie Keir, precisando che il decesso è stato provocato da un arresto cardiaco. La coppia, che viveva a New York, si era trasferita in vacanza da qualche giorno nella capitale francese per festeggiare i loro rispettivi compleanni.

L'opera più celebre di Millett è «Sexual Politics» (1970), tradotta in italiano con il titolo «La politica del sesso» (Rizzoli, 1971). Il libro fu una delle prime alte espressioni teoriche del femminismo radicale, in cui Millett sosteneva che «l'oppressione sessuale è dominio politico». Millett individuava la causa principale di oppressione delle donne «nella politica del sesso, o sessismo, o patriarcato: il dominio sessuale dell'uomo sulla donna». Il testo illustrava accurate analisi condotte sul «sessismo» presente, ad esempio, nel materiale letterario e in autori del Novecento importanti e popolari (tra cui D. H. Lawrence, Henry Miller e Norman Mailer). Le analisi dimostrano ad abundantiam il sessismo di tali autori.

Millett è autrice, tra gli altri libri, di «The Prostitution Papers» (1973), pubblicato in italiano con il titolo «Prostituzione: quartetto per voci femminili» (Einaudi, 1975); «Flying» (1974, in italiano «In volo. Amori e lotte: un'autobiografia», Bompiani, 1977, e poi ristampato da Kaos, 1995«; »Sita« (1977, in italiano edito da La Rosa, 1981, e ristampato da Kaos, 1993); »The Basement« (1979); »Going to Iran« (1979); »The Loony-Bin Trip« (1990, in italiano »Il trip della follia«, Kaos, 1994); »The Politics Of Cruelty« (1994); »A.D.: A Memoir« (1995); »Mother Millett« (2002).
Nata a Saint Paul, nel Minnesota, il 14 settembre 1934, Kate Millett studiò all'Università del Minnesota, facendo parte della prestigiosa associazione letteraria femminile Kappa Alpha Theta. Successivamente frequentò il St Hildàs College di Oxford, dove si laureò. Nel 1961 si trasferì in Giappone, dove conobbe e sposò nel 1965 l'artista nipponico Fumio Yoshimura, che la iniziò alla scultura. Divorziò da Yoshimura nel 1973.

Nella seconda metà degli anni '60 Millet divenne una delle più famose attiviste del femminismo internazionale, facendo il suo ingresso nella National Organization for Women nel 1966. Nel 1971 acquistò una vasta area della città di Poughkeepsie (New York) dove fondò la Women's Art Colony Farm, un circolo di scrittrici ed artiste esclusivamente femminile.

Ormai nota a livello internazionale grazie alla pubblicazione di «La politica del sesso», nel 1974 firmò il libro «In volo», in cui descrisse il matrimonio con Yoshimura e i suoi rapporti affettivi e sessuali con altre donne, e il suo processo di coming out in favore del lesbismo. Con l'autobiografico «Sita» (1977) Millett descrisse apertamente la sua relazione lesbica con una coordinatrice di un'università, che poi avrebbe sposato.

Nel 1979 si recò in Iran al fine di tentare di convincere l'ayatollah Ruhollah Khomeini a concedere pieni diritti alle donne: fu espulsa dal paese e questa esperienza le ispirò il libro «Going to Iran». Con «Il trip della follia» (1990) Millet annunciò di essere affetta da psicosi maniaco-depressiva. Partendo da questo reale evento della sua vita, nel libro la protagonista comincia a raccontare il suo rapporto con l'ospedale psichiatrico e la sua decisione di non seguire la terapia a base di litio. Infine in «A.D.: A memoir» (1995) descrive la risposta negativa di «aunt Dorothy», zia della Millett, al lesbismo della nipote e il progressivo allontanamento affettivo e umano fra le due donne.
Giovedì 7 Settembre 2017, 12:13 - Ultimo aggiornamento: 07-09-2017 12:13
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