In 500 illustrazioni la bella Napoli del secondo Ottocento

Come era la Napoli del secondo ottocento, ex capitale di un Regno destinata a cambiare volto urbanistico con il risanamento di fine secolo ed affacciarsi nella Belle Epoque? Con 500 illustrazioni e tavole a colori raffiguranti i capolavori della pittura dell'800, molti dei quali pubblicati per la prima volta in quanto appartenenti a collezioni private, Rosario Caputo ce lo racconta come in un viaggio nel tempo nel volume 'La pittura napoletana del II Ottocento' (496 pagine, editore Franco Di Mauro).

Dall'abruzzese Filippo Palizzi tra i padri del Realismo napoletano di metà secolo, ai pittori 'di storià come Morelli, Altamura e Celentano, nascono in quel periodo opere che puntavano a superare la tradizione accademica. Mentre dopo il 1860, i toscani davano vita al movimento dei Macchiaioli, nel 1864, si forma infatti la Scuola di Resina alla quale aderiranno pittori del calibro di Marco De Gregorio, Federico Rossano, Giuseppe De Nittis, ma anche il toscano Adriano Cecioni e qualche anno dopo, i siciliani Leto e Lojacono, l'umbro Campriani e il calabrese Santoro. Un caso a parte, nel panorama della pittura, è rappresentato da Antonio Mancini e Vincenzo Gemito.

Fra i loro soggetti il mondo dell'infanzia napoletana, dei vicoli e dei bassi affollati. La loro permanenza a Parigi negli anni '70 e i contatti con il mercante Goupil saranno all'origine di una fortuna internazionale. Così come troverà fortuna a Parigi Eduardo Tofano, mentre Francesco Netti, morelliano, dopo un lungo soggiorno in Francia tra il 1866 e il 1871, si dedica a una serie di soggetti orientalisti, che, negli ultimi decenni del secolo, ebbero notevole successo tra i collezionisti. Sul finire secolo, il colera e il conseguente risanamento urbanistico permetteranno a Vincenzo Migliaro di dipingere la Napoli che di lì a poco sparirà, lasciando la pittura di paesaggio alla parentesi artistica di Pratella e Casciaro. La grande stagione delle Esposizioni Universali e il clima della Belle Epoque suggerirono a pittori come Scoppetta, Brancaccio e Caputo di soggiornare a Parigi dove diedero vita ad una vera e propria colonia italiana in Francia ed una volta assimilatone l'inclinazione artistica, la reimportarono nel Mezzogiorno d'Italia. Territorio che da anni veniva illuminato dall'estro coloristico di Vincenzo Irolli.
Venerdì 9 Marzo 2018, 17:31 - Ultimo aggiornamento: 09-03-2018 17:31
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