Elena Ferrante parla del caso molestie: «Le donne non si vergognino»

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Intervista-fiume di Elena Ferrante, autore italiano avvolto dal mistero e fenomeno letterario mondiale, al settimanale francese L'Obs, in occasione dell'uscita in Francia del suo ultimo romanzo, «Storia della bambina perduta». Nel lungo colloquio, Elena Ferrante affronta anche il tema delle molestie sessuali dopo il caso Weinstein: «credo che abbia messo in luce quello che le donne hanno sempre saputo - dice - e sempre più o meno taciuto. Nonostante le apparenze, anche in Occidente il dominio patriarcale è sempre fortemente ancorato: lo sperimentiamo tutte, nei luoghi più disparati e nelle forme più diverse, subendo giorno dopo giorno l'umiliazione di esserne la vittima muta, la complice impaurita o la ribelle silenziosa, quando non ce la prendiamo con le vittime invece che con i violentatori». «Paradossalmente - continua Ferrante - non vedo grandi differenze fra le donne del quartiere napoletano di cui ho parlato e le attrici di Hollywood o le donne colte e raffinate che lavorano ai gradini più alti del nostro sistema socio-economico. Alzare i toni, dire 'me toò mi sembra una buona cosa, ma soltanto se manteniamo il senso della misura: gli eccessi nuocciono alle giuste cause. La forza dei piccoli e grandi Weinstein, che si trovino al centro del mondo o in posizione marginale, è non soltanto di non provare alcuna vergogna di fronte alle diverse forme di stupro alle quali ci sottopongono, ma anche di farci credere, con un meccanismo ripugnante, che siamo noi a doverci vergognare». Quanto alla sua quadrilogia dell'«amica geniale», Ferrante la considera conclusa: «la storia di Lila e Lena è finita - dice - ma ne ho altre in testa e spero di riuscire a scriverle. A pubblicarle non lo so».
Giovedì 18 Gennaio 2018, 18:12 - Ultimo aggiornamento: 19-01-2018 12:51
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