«Dove sei stata», un romanzo sull'arte della fuga

Giusi Marchetta
di Vincenzo Aiello

L’ultimo romanzo della 35enne narratrice napoletana, ora prof a Torino, Giusi Marchetta – “Dove sei stata (pagg. 368, euro 20; Rizzoli)” - ci conferma della buona scuola creativa partenopea. Formatasi nella scuola di scrittura di Antonella Cilento la Marchetta ha acquisita una sua voce riconoscibile che la posiziona in compagnia di autori come Angelo Petrella e Lorenzo Marone per qualità letteraria e capacità di costruire una storia.

Mario è un avvocato meridionale che sta cercando a Torino la sua strada con l’amico Lorenzo e con la fresca compagna, la traduttrice Camilla, anch’ella con un’origine del Sud. In un agosto senza requie il giovane pratico del diritto è costretto a ritornare nell’aia nativa che si trova all’interno del Parco pubblico della Reggia di Caserta. Il ‘Capitano’ – il nomignolo del padre, caposervizio dei custodi della struttura monumentale – è caduto ed ha bisogno di aiuto materiale. Non è contento di tornare Mario – “la nostalgia è una specie di vecchiaia” – perché il rapporto con il padre non è buono causa anche il fatto dell’abbandono della madre Anna che quando aveva 9 anni li piantò da soli. Ritrovare le geometrie dell’infanzia tra la Peschiera, il ponte del Fauno, la torre della Castelluccia e tutto quel bestiario mitologico che lo atterriva da bambino non fa bene a Mario che sente nascersi dentro delle domande sopite sui perché di quella fuga della madre. E mentre riprende i rapporti con suor Marta – amica della madre e sua antica precettrice – del convento dei Passionisti cerca anche la sua collaborazione per risolvere la sciarada che gli ha messo addosso l’ansia che ancora lo mangia. Stretto tra la fuga e delle risposte, Mario si fa ingabbiare dalla suora in una causa di affido del figlio di un camorrista locale Vincenzo Capuano detto il Lord. “C’era qualcosa di lei che era sempre esistito e che esisteva al di fuori della sua portata di figlio. Era una scoperta dolorosa: Mario provava a dubitarne ogni volta che poteva”.

I dubbi sulla mamma e su quel Prima – “fatto a chiazze” - della fuga della madre che la Marchetta alterna alla vita del trentenne avvocato – il Dopo – crescono con il disvelarsi della realtà. L’epifania la lasciamo al lettore. Quel che rimane alla lettura che non fa mai scemare l’interesse è lo stile della Marchetta leggero e seducente che richiama alla memoria come profumo letterario alcune pagine del migliore Carmine Abate. “Invece si mordeva la guancia e continuava a correre. Bisognava sfuggire allo sguardo cieco delle statue, evitare la rete degli alberi, seminare gli uccelli notturni e il loro canto mortifero. La fuga era già parte del gioco, perché tutto quello che restava indietro il buio se lo prendeva”
Giovedì 8 Marzo 2018, 17:33 - Ultimo aggiornamento: 08-03-2018 17:33
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