Con Camus, Gatto e Berto la novità è il classico

di Silvio Perrella

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi: Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l'anno nuovo?
V. Sì, per l'anno che arriva.
P. Ma lei pensa che l'anno che arriva sarà anche nuovo?
V. Io non lo so. Posso solo mostrarle le parole le immagini e soprattutto i desideri che albergano nei miei almanacchi.
P. E sia.
V. C'era una volta uno scrittore di almanacchi; era tedesco; scriveva storie brevi che saettavano fra i giorni dell'anno. Si chiamava Hebel. E si fece interprete dei paradossi del tempo narrando la storia di un giovane minatore che la mattina andando al lavoro salutò la fidanzata e non tornò più in superficie. Passò tempo, molto tempo, e quando tutti si erano dimenticati di lui, il suo corpo venne ritrovato. E fu chiesto alla fidanzata di riconoscerlo. E fu così che una vecchina carica di rughe e usurata dalla vita s'incontrò con un giovane perfettamente conservato dai sali della miniera. La vecchina e il giovane, due coetanei divisi dall'usura del Tempo, si ritrovarono uno accanto all'altro e tra loro avvenne un insperato ricongiungimento.
P. E lei ha le sue storie?
V. Ne ho qualcuna, ma mi piacerebbe poterle passare il Tesoretto dell'amico renano, che le raccoglie anche nella nostra lingua.
P. E adesso non lo ha con lei?
V. Mi piacerebbe averlo, ma le storie di Hebel sfuggono alla carta, si rintanano nella memoria di chi le conosce e che a volte le racconta per uso ammaliante di voce.
P. E allora quale altro almanacco può offrirmi?
V. Guardi questo librone; converrà che è più di un semplice almanacco. Qui da noi queste raccolte di scritti li chiamano «meridiani». Quello che le mostro raccoglie il lavoro con le parole di Gianni Celati. Fu proprio lui uno dei traduttori delle storie da calendario di Hebel. E guardi le «opere complete» di Primo Levi. E si metta in attesa del ritorno dei romanzi di Giuseppe Berto e di Giampaolo Rugarli: La Gloria (Neri Pozza) e La troga (Adephi).
P. Mi piacerebbe portarli tutti con me, ma costano troppo. Che sconto lei può farmi? E poi, se proprio devo dirgliela tutta, sono in attesa di un altro «meridiano», come lei li chiama. Raccoglierà le poesie di Alfonso Gatto.
V. Ne ho sentito parlare. Ho sentito parlare di questo poeta dagli occhi cerulei, che scandì metrica per accostare costa a costa. Viaggiò, senza mai dimenticare la sua Salerno. E seppe dare dignità di parola al Sud.
P. Sì, il Sud fu la sua patria. E aspetto di vedere radunata in un solo spazio tutta la sua collezione di parole sonanti e personali. E aspetto la nuova traduzione de La peste di Albert Camus, approntata da Yasmina Melahoua. Finalmente, se ne sentiva la necessità. E aspetto soprattutto il nuovo romanzo di Wanda Marasco, intitolato La compagnia delle anime finte che uscirà da Neri Pozza.
V. Se vuole ho anche un Atlante. Riguarda una sola città che prende il nome di Napoli. È una città nella cui pancia albergano tante altre città del mondo. È una città nascosta, ma sotto gli occhi di tutti. E c'è un signore con i baffetti bianchi, i capelli tirati indietro, ben vestito e originale, che si dedica da anni a una sua cartografia allo stesso tempo reale ed emotiva.
P. Lei parla di Italo Ferraro?
V. Sì, proprio di lui. Ho qui il suo Atlante dedicato a Posillipo, ma nell'anno nuovo questo signore visionario di ciò che c'è, proverà a mettere gli occhi su quella parte di Città che fu amata dal Borbone, che vide nascere ferrovie e ville lungo un miglio d'oro e che oggi è un coacervo di bello e brutto inestricabimente connessi.
P. L'anno nuovo sarà dunque anche la somma degli anni passati; sarà, nel lavoro di quest'uomo con i baffetti bianchi, come lei lo descrive, un riattraversamento di strade.
V. Strade di oggi sotto le quali pulsano le strade di ieri. È così anche con gli almanacchi: scandiscono un nuovo anno, ma sono fatti nell'anno vecchio. Sono lo stillicidio del tempo che verrà, dentro la clessidra del tempo che è già stato.
P. Le sue parole mi fanno venire in mente quel che Walter Benjamin chiamava «costellazione», cioè la congiunzione del Già Stato con l'Adesso. Il Già Stato, a ben pensarci, è la vecchina del racconto del vostro Hebel; l'Adesso è il giovane ben conservato, che irrompe nell'oggi e lo modifica e forse lo perturba e chissà lo spinge verso il desiderio.
V. Il desiderio, parlate di desiderio; parlate dunque di un sentimento che si lega a un luogo o a una persona o, perché no, a un oggetto come potrebbe essere un libro. Guardate questo, di libro. Lo scrisse un signore che visse tra il Seicento e il Settecento, in quella stessa città di cui si fa auscultatore Italo Ferraro. S'intitola La scienza nuova. Guardatelo, è un bel librone.
P. L'ho già visto questo libro, ma in biblioteca. Spero che l'anno nuovo possiate vendermelo in un'edizione economica. Una di quelle edizioni per tutte le tasche, e dunque anche per la mia, ben curate, ma da portare con sé senza timori.
V. Bisognerebbe che si chieda a Vincenzo Vitiello e a Manuela Sanna, curatori dell'edizione che le mostro, di appellarsi al loro editore, alla Bompiani, perché ne stampi quell'edizione che lei mi chiede. Potrebbe, sì, dare luce all'anno nuovo.
P. Luce, certo: la luce della conoscenza, che tanto manca oggidì. La luce che ci dica cos'è vero e cos'è falso; cos'è bello e cos'è brutto. E che ci faccia camminare sulle superfici della nostre città a testa alta; quelle Superfici di cui ci parlerà Giuliana Bruno nelle sue avventure sensoriali, vestite in forma di carta dall'editore Johan & Levi.
V. Lei vuole non poco, signore. Non poco.
P. Lo so; ma a che pro comprare uno dei suoi almanacchi se non per rischiarare l'ora del presente e dunque anche il suo presunto anno nuovo.
V. Mi piacerebbe consigliarle il libro di un nuovo talento. Si chiama Gianluca Vitiello. È dedicato alla cosiddetta «Terra dei fuochi». Ne ho qui le bozze, ma non so ancora quando con esattezza vedrà la luce. Le propongo dunque un altro acquisto che va nella direzione da lei sperata.
P. Di cosa si tratta? Faccia vedere.
V. Ecco, si tratta di un libro che riguarda le forme delle città. Lo ha scritto un francese; il suo nome e cognome suonano così: Jean-Chistophe Bailly. S'intitola La frase urbana, e l'editore si chiama Bollati Boringhieri.
P. La frase urbana: nel senso che le città parlano una loro lingua?
V. Sì, proprio così. Per lui, ogni città ha una sua frase da pronunciare, e noi dovremmo essere capaci di decifrarla.
P. Mi piace, questo lo prendo. Sono curioso di ascoltare durante il prossimo anno i sussurri delle città del mondo.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Codesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.
Lunedì 2 Gennaio 2017, 08:40 - Ultimo aggiornamento: 02-01-2017 08:41




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