L'Art Book di Bruno Brindisi:
la festa per 30 anni di fumetti

di Erminia Pellecchia

Non gli piace essere definito artista, preferisce fumettaro, «anche se – dice – il fumetto può essere un ottimo esempio di arte sintetica, con il valore aggiunto della sequenzialità, che è come una scintilla vitale che difficilmente si può rendere con una singola immagine». E Bruno Brindisi, salernitano, classe ‘64, “artista sintetico”, con la sua linea chiara di scuola franco-belga, con il suo stile morbido e piacevole tra classicità e modernità, si annovera a pieno titolo tra i maestri del fumetto. Premi, tanti, in trent’anni di carriera, ma il riconoscimento più bello arriva oggi con la pubblicazione del raffinato Art Book - il secondo della collana dopo quello omaggio allo storico disegnatore di Tex, Giovanni Ticci - che la Bonelli dedica ad uno dei penciler più talentuosi della sua scuderia. Che lui, a sua volta, dedica alla moglie Cristina «che ha dato il contributo essenziale alla creazione del mio unico capolavoro Francesca Sofia». Il volume in raffinata edizione de luxe sarà sugli scaffali delle librerie italiane il 19 aprile; la presentazione, invece, si terrà il 28 e 29 al Comicon Napoli. 

Centosessanta pagine, la storia di un autore che si mette a nudo e che, con una dissolvenza incrociata, fa parlare i suoi lavori accompagnandoli, capitolo per capitolo, con didascalie autobiografiche ad effetto. Emozionante seguire questo racconto per immagini e scoprire, dal di dentro, il sognatore e l’artista, il ragazzo che ha passato «tutta la giovinezza a disegnare, suonare e giocare a pallone dovunque», il professionista «perfetto, puntuale, veloce, un fulmine di guerra, Santo Subito» come sottolinea, nell’introduzione, Marco Marcheselli, sceneggiatore, curatore di Dylan Dog ed ex direttore editoriale della casa editrice milanese.



Ecco gli esperimenti nello studiolo condiviso con gli amici della Scuola grafica salernitana, alternando la matita alla telecamera di cameraman Rai. Ecco la data che gli cambierà la vita: 1998. Dapprima il sodalizio con Francesco Coniglio e i pocket per adulti – ci sono nel volume alcune tavole tratte dai suoi fumetti hard – seguite dalle apparizioni sulle riviste «Mostri» e «Splatter» della Acme; poi l’incontro magico con Sergio Bonelli (c’è una foto amarcord che immortala sorridente l’inventore della fabbrica della fantasia accanto ad un Bruno capellone in cui riconosce il suo stesso carattere burbero, riservato e appassionato) e il debutto, a novembre 1990, su Dylan Dog di cui disegna il numero 51, «Il Male», su soggetto e sceneggiatura di Tiziano Sclavi. Da allora una presenza continua in edicola. «Credo di essere l’unico disegnatore ad aver pubblicato sulla serie regolare dei tre personaggi italiani più famosi, ho inaugurato undici testate o collane, sei solo per Bonelli con ad oggi 6768 tavole pubblicate, non sono copertinista ma ne ho realizzate 84 solo per l’indagatore dell’incubo», ammette Brindisi.

Le nozze con Dylan e Sclavi: una stagione irripetibile con cult come «Tre per Zero», «Ascensore per l’Inferno», «Finché morte non vi separi». E, ancora, Nathan Never, Mister No, Nick Raider, Brad Barron, Zagor, Martin Mystere, Tex – col “malestare” di Tiziano nel timore che il Ranger non lo avrebbe mai restituito a Dylan – Novikov per la francese Les Humanoides Associés, Dampyr, Diabolik per i 50 anni del Re del Terrore, la cover speciale di Superman v Batman, l’incursione nella storia con Sepoy: Brindisi non si annoia mai, si mette sempre in gioco “con sorprendente versatilità e disinvoltura professionale», come fa notare il giornalista Luigi Marcianò nella postfazione. Coinvolge e piace Bruno, riconoscibilissimo per il tratto che pur, rendendo tributo ai suoi miti come Alex Toth e Moebius (a fine libro c’è un disegno che il fumettista francese schizzò per lui nel 2000, mentre erano a cena), è sempre improntato alla totale libertà. Sfogliamo, dunque, questo prezioso libro “muto”, perché la cifra di questo grande della Comic Art è di narrare per immagini, visualizzando l’impossibile. Divertendosi e divertendo con l’ironia che lo contraddistingue. Basta guardare la copertina con Dylan Dog attaccato da tutti i personaggi bonelliani di Brindisi con l’aggiunta di Diabolik in forma di zombie. E “ascoltiamo” il suo Dylan Blues, non più una colonna sonora in bianco e nero, ma la calda esplosione del blu per i mezzi toni, riproposti a computer, retinati, restituendo in pieno la luminosità dell’opera originale. 
Lunedì 16 Aprile 2018, 20:13 - Ultimo aggiornamento: 16-04-2018 20:13
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