A lezione di sesso con l'«Enciclopedia» della Parrella

di Francesco Durante

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Valeria Parrella a luci rosse si diverte compilando un volumetto di «aggiornamento» a una Enciclopedia della donna effettivamente pubblicata a dispense negli anni Sessanta da Fratelli Fabbri editori, concentrandosi sull'unico argomento che non vi veniva affrontato: una parola di quattro lettere che incomincia per F e finisce con A. Va da sé che, di conserva, le tocca di occuparsi anche di un altro fondamentale di cinque lettere che incomincia per C e finisce con O; sostenendo gioiosamente la tesi che l'una e (non solo) l'altro non vogliono pensieri.

Enciclopedia della donna. Aggiornamento (Einaudi, 119 pagine, 11,90 euro), si immagina scritto da una docente napoletana di Architettura di 53 anni che si chiama Amanda e dunque porta nel nome il proprio destino. Abusivo ogni tentativo di identificarla con l'autrice: «Questa è un'opera di fantasia», taglia corto una postilla. Ma, anche se Amanda ha esattamente dieci anni più di Parrella, anche se fa un mestiere del tutto diverso e ha due gemelli in età di liceo, è pur vero che queste pagine sono perfettamente parrelliane: hanno tutta la caratteristica improntitudine, la brusca grazia dei suoi racconti. Solo il tema non è usuale, benché poi, se uno le interpreta per quello che realmente sono, e cioè, diciamo così, la rivendicazione di una libera via femminile alla promiscuità sessuale, si ritroverà a considerarne la coerenza con un'opera che quella autonomia, intesa in un senso più generale, e a tratti con tono piccato e insolente, ha sempre posto al centro.

Comunque l'Enciclopedia è soprattutto un'esercitazione, un gioco. Il sesso esplicito, con le sue insidie, è un ottimo banco di prova per gli scrittori. In questi anni, libri «simili» sono usciti dalla factory Einaudi per opera di Francesco Piccolo (La separazione del maschio, esplicitamente citato) e Domenico Starnone (Autobiografia erotica di Aristide Gambia), a testimonianza che il cimento è utile per verificare come sia possibile aggiornare una materia altrimenti perfettamente risolta nei pochi minuti di un video di YouPorn. La sfida è dunque quella di allegare a quel puro voyeurismo meccanico a tempo di cui peraltro si riconosce la strenua coerenza, depurata da ogni inutile sovrastruttura cerimoniosa e ogni cascame sentimentale che dovrebbe «giustificarlo» una sua forza letteraria. Dice Amanda: «il corpo è fatto per il sesso, la mente è solo un abbaglio del corpo a cui ci impegniamo a dare importanza». Di qui, uno svariare sul tema che, per esempio, allarga la nozione di «auctoritas» a una pluralità di cospicue citazioni: in un'ottica ragionevolmente postmoderna, ci si può appoggiare tanto al Simposio platonico (qui importante anche perché rinvia all'assunto socratico della dotta ignoranza), quanto al mitico attrezzo (28 cm) del pornoattore Lexington Steele.

La visione di Amanda è nettamente egalitaria: «Io negli anni ho appreso una certa cavalleria, insomma quella specie di regola non scritta per cui se due se ne vanno a letto assieme si considera conclusa la sessione quando sono venuti tutti e due». Concepisce il sesso come un campo di sperimentazioni, come il lavoro che si può fare per una tesi di laurea, per l'appunto, sperimentale. Se dice che vuole scopare, è proprio così, benché gli uomini in genere ne dubitino, tutti tranne gli operai, meglio se sindacalizzati, giacché «il senso di lotta di classe affina l'animo lasciando la virulenza dell'azione» senza le cervellotiche, femminee svenevolezze di certi intellettuali. E se qualcuno, durante o dopo, le dice «ti amo», l'eccitazione cala di colpo. Amanda pensa che il sesso «è sempre e solo un presente», una cosa che «esiste finché c'è, poi svanisce, che meraviglia, come l'alcol di un profumo, e lascia solo una vaga essenza sul corpo»; illudersi di bissare quel nirvana è per l'appunto un'illusione, e se lui pensa che ci sia l'occasione di farlo di nuovo, lei è convinta che ci sia l'occasione di farlo con un altro. A patto, naturalmente, che si sappia gestire l'«overbooking» di una vita sessuale così concepita.

Poi ci sono le varie specialità: il «bacio appassionato», i trascurabili preliminari, le compunte osservazioni sulla sodomia, i sex toys (qui le palline per la ginnastica vaginale - siamo pur sempre al cospetto di una docente d'Architettura - tornano buone anche per misurare la pendenza dei pavimenti), le partouze, le varianti lesbo, infine la superiorità della dimensione vaginale rispetto a quella clitoridea, da cui deriva, anche, che le dimensioni contano, perché se così non fosse non ci sarebbe bisogno di penetrazione e dunque non avrebbe senso andare con gli uomini.

Illuminato da molte buffe notazioni, tra cui spicca l'idea vagamente crepuscolare che gli uomini coi loro gioielli della corona stiano nella memoria «come i pastori del presepe riposti nelle scatole il 6 gennaio», il piccolo libro esibisce la propria natura di ilare pastiche anche attraverso gli apparati che occupano un dieci per cento della sua estensione: un «indice analitico alfabetico», un «indice degli argomenti», un «indice generale». Liste, dunque, e annesse, squisite vertigini. Questo, magari, cozza un po' con l'idea che, nel sesso e solo nel sesso, «più si è bestiali e meglio si è umani». Ma va bene così.
Mercoledì 19 Aprile 2017, 08:56 - Ultimo aggiornamento: 19-04-2017 08:56


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