Il boss Zagaria tradito dalle donne, il retroscena della cattura

di ​Mary Liguori

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Cospirano, depistano, spiano. Mentono, adulano, tradiscono. O restano fedeli oltre ogni limite. Sono le donne che hanno contribuito a creare un mito del male. La fama di imprendibile, Michele Zagaria, la deve anche a loro. Una è Anna Aversano. L’altra è Rosaria Massa. La prima è stata sposata con Generoso Restina, oggi pentito. La seconda è la compagna di Vincenzo Inquieto: sotto la loro casa, il 7 dicembre 2011, fu catturato il capo dei capi, dopo 17 anni di latitanza. Un colpo che, come riportato nel giugno scorso da Il Mattino, costò allo Stato 50mila euro. Tra le «talpe» che tradirono il padrino c’era una donna. Quella donna era Anna Aversano. E, in cambio della sua collaborazione, le furono consegnati 10mila euro. La falla si aprì dove Zagaria temeva che la rete di protezione fosse più debole. Non a caso, dopo essere andato via da casa Restina, incaricò la Massa, sua nuova vivandiera, di seguire la Aversano. «Michele non si fidava di me», racconta proprio la Aversano ai poliziotti quando inizia a collaborare di nascosto. Il boss dunque aveva intuito che lei lo avrebbe tradito. D’altronde, il padrino è scaltro. Non parla al telefono, durante la latitanza incontra solo gente di cui può fidarsi ciecamente. Comunica con i suoi luogotenenti solo attraverso una rete citofonica fatta realizzare abusivamente con il benestare del Comune di Casapesenna. Ma aveva capito che la Aversano poteva rivoltarglisi contro. 

Da qualche settimana sono stati desecretati i verbali della «vera» storia della cattura del boss. E oggi il capoclan sarà protagonista dell’attesa fiction «Sotto copertura» dove Alessandro Preziosi vestirà i panni di Zagaria. La miniserie si propone il compito, arduo, di sviscerare quelle dinamiche ingarbugliate che portarono alla cattura dell’ex primula rossa. Le riprese, girate anche nel bunker di via Mascagni, furono seguite da vicino da Rosaria Massa (vedi la foto). Ma entrambe le donne hanno «ospitato» uno dei latitanti più ricercati della storia criminale d’Italia hanno dei segreti. Per ora, quelli della Aversano non sono più tali. «Fui avvicinata da tre poliziotti della Mobile di Napoli, tra loro c’era Oscar Vesevo, che si faceva chiamare Paolo». Vesevo è l’agente indagato per la sparizione della pen drive dal covo di Zagaria. «Raccontai loro che avevo ospitato il boss in via Colombo a Casapesenna. Mi dissero che se li aiutavo a prenderlo mi avrebbero dato 50mila euro». «Poi,- continua - mi presentarono Vittorio Pisani». «Lo incontrai in un bar vicino alla questura di Napoli e questi mi disse che effettivamente lo Stato era disposto a ricompensarmi con 50mila euro se avessi aiutato la polizia a catturare Zagaria». «Indirizzai subito gli agenti sugli Inquieto in quanto sapevo che il boss aveva stima di loro. Sospettavano che lo nascondessero perché Rosaria Massa, moglie di Inquieto, mi seguiva ogni volta che uscivo a fare la spesa e immaginai che aveva preso il mio posto nella custodia di Zagaria». «Dopo l’arresto del boss, incontrai Pisani a Frosinone dove mi consegnò due mazzette di banconote». Diecimila euro, dunque, per «vendere» il capoclan imprendibile. Altri 40mila furono dati a un uomo che indicò il bunker di via Mascagni. Ma per una donna che tradisce, c’è n’è un’altra che è fedele fino alla fine. E oltre. Poco più di un anno fa, Rosaria Massa cercò di ridimensionare la storia della pen drive di Zagaria. «C’erano solo foto di mia figlia», disse. Dai verbali desecretati si apprende che, dal carcere, Antonio Zagaria aveva dato ordine di far circolare una usb a forma di cuore, come quella scomparsa, con delle foto di vacanze.
Lunedì 16 Ottobre 2017, 07:55 - Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre, 21:55
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1 di 1 commenti presenti
2017-10-16 19:03:27
lo sa tutto il mondo che senza cantanti......non si cantano messe che poi fanno tutta la stessa fine, e' un altro discorso

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