Walter Schiavone sotto protezione
È l’uomo del patto con le ndrine

di ​Mary Liguori

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«Fare questa vita non conviene più». Nella lettera ai magistrati che ha spianato la strada al pentimento eccellente di Nicola Schiavone, il senso del discorso è quello che si ripropone ogni qual volta un camorrista esterna la volontà di chiudere col passato. I figli, la famiglia, la prospettiva mutata dagli anni di isolamento al 41bis. L’avrà immaginato, Nicola Schiavone, che però la sua non sarebbe stata una scelta senza conseguenze. Ha un cognome che pesa e la famiglia è troppo numerosa per poter pensare che ci sarebbe stata una reazione univoca. E infatti, se il più giovane di casa, Ivanhoe, è rimasto arroccato nella villa di via Bologna a Casal di Principe, e i detenuti Emanuele Libero e Carmine hanno respinto l’«invito», uno dei fratelli ha invece deciso di prendere al balzo la palla lanciata da Nicola.
Da qualche giorno, di Walter Schiavone a Isernia c’è più traccia. Con la compagna e il figlio, nato quando il padre era già «al confino», ha deciso di aderire al programma di protezione in conseguenza alla scelta del fratello di diventare un collaboratore di giustizia. 
Si sta sgretolando la famiglia Schiavone, spaccata in due dalla scelta del primogenito di Sandokan, Nicola, di «pentirsi». La madre, Giuseppina Nappa, insieme alla figlia, ha scelto sin da subito di mettersi sotto l’ala protettiva dello Stato. Di Walter, come si ricorderà, sono recentissime le presunte gesta criminali. Poca cosa se si considera che è accusato «solo» di aver vissuto con lo stipendio del clan. Ben altri gli scenari che intorno alla sua figura ha invece ricostruito il pentito Roberto Vargas, ex braccio destro proprio del neo collaboratore Nicola Schiavone che, a quest’ultimo, attribuisce addirittura un patto con i terroristi islamici per uccidere l’ex procuratore aggiunto di Napoli, Federico Cafiero De Raho, oggi a capo della Dna. 
Vargas, dicevamo, ha riferito che insieme a Walter Schiavone fu stipulato un patto con la Ndrangheta per imporre la mozzarella dei Casalesi in Calabria. L’anello di giuntura fu un luogotenente degli Giampà, potente cosca vibonese. «Portammo la mozzarella a Lamezia Terme a Benincasa, grossista di pesce ed esponente della Ndrangheta per conto della famiglia Giampà, che ci aiutava nell’imposizione della mozzarella in quelle zone». «Io e Walter portammo dei provini di mozzarella da fare assaggiare ai diversi ristoratori di Lamezia Terme». L’amicizia tra gli Schiavone e Benincasa nacque, secondo Vargas, durante il periodo in cui Benincasa - era al 41 bis assieme a Sandokan». «Sono stato ospite di Benincasa - le rivelazioni di Vargas - su incarico della moglie di Francesco Schiavone al fine di occuparmi della distribuzione del pesce in maniera esclusiva stabilendo un contatto diretto con la ‘ndrina». «Walter eredità il business della mozzarella e il patto con i calabresi tra il 1999 e il 2000». 
 
Venerdì 3 Agosto 2018, 08:20 - Ultimo aggiornamento: 03-08-2018 08:38
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