«Il sindaco di Cesa ordinò intercettazioni abusive per inguaiare l’ex moglie»

di ​Mary Liguori

Intercettazioni abusive per provare una presunta tresca. Dialoghi registrati di nascosto e passati su un cd poi duplicato cinque volte e spedito a casa di una serie di persone vicine sia politicamente che da un punto di vista familiare alla donna e al suo presunto nuovo compagno. In realtà un amico di famiglia rimasto vicino alla donna dopo la separazione dal sindaco. 

Il veleno che si è insinuato a casa del sindaco di Cesa (Caserta) Enzo Guida, nel circolo locale del Pd e al comune è stato somministrato con lettere anonime, cd con dialoghi privati della vittima, messaggi su Facebook. Una campagna diffamatoria che secondo il gip Nicola Erminio Paone è stata architettata e portata a compimento dal sindaco di Cesa, Enzo Guida, e dal padre Domenico, venerdì entrambi colpiti dal divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla ex moglie del primo cittadino. Le diciannove pagine di ordinanza traboccano di particolari e vertono anche sulle dichiarazioni di un cugino del sindaco. Incaricato, secondo l’accusa, di spedire le lettere diffamatorie dallo zio. «Ma non sapevo del contenuto delle missive» ha chiarito l’uomo quando è stato convocato dai carabinieri. «Sapevo degli attriti tra mio cugino e la moglie e quando ho capito tutto questo mi sono tirato fuori da questa situazione». Troppo tardi. Le lettere con i cd delle intercettazioni abusive erano già arrivate a destinazione.

Una è arrivata anche a casa di Guida. «Forse se l’è inviata da solo per potersi scagionare», dirà il supertestimone. Sta di fatto che in quelle lettere ci sono contenuti diffamanti per la donna e per il suo amico, un avvocato sposato che è stato a sua volta sentito dai carabinieri. E che ha riferito che «le missive sono partite tutte le volte che in sede di riunione del Pd ho avuto uno scontro con il sindaco». La tresca, secondo la procura di Napoli Nord, è stata «inventata» dal sindaco e da suo padre per gettare discredito sulla donna con la quale Guida aveva ormai un pessimo rapporto, asti legati alla casa coniugale, alle visite con i figli della coppia e all’educazione dei due bambini. Così, sempre secondo la procura, con due profili Facebook falsi, tali Fiorillo e Giugliano, hanno messo in giro un pettegolezzo tale da innescare nella donna uno stato di grande sofferenza. Contestualmente sono state spedite delle lettere da diversi uffici postali, da Carinaro a Succivo.

E, dalle Poste, la procura ha acquisito anche un video in cui si vedrebbe il padre del sindaco mentre spedisce delle raccomandate, «plichi - secondo gli inquirenti - del tutto simili a quelli recapitati alle persone coinvolte nella campagna diffamatoria avviata contro la donna. Con quelle lettere, peraltro, si sarebbe tentato di mettere a repentaglio il matrimonio del dirigente del Pd «colpevole», a quanto pare, solo di avere mantenuto intatti i rapporti di amicizia con l’ex moglie del sindaco dopo la separazione tra i due. Veleni, dunque, disseminati in tutto il paese che secondo il gip sono stati diffusi dal sindaco e da suo padre. Ma non è tutto. Nella prima richiesta, i pm Paola Izzo e Stefania Faiella parlano di «percosse e maltrattamenti», riportano la denuncia della donna, secondo la quale Guida l’avrebbe «picchiata in più occasioni anche quando ero incinta». Un quadro indiziario, quello relativo alle presunte violenze, che però il gip Paone ha ritenuto insufficiente, tant’è che la richiesta di arresto è stata respinta. 
Oggi Enzo Guida, che si è da subito detto estraneo alle accuse, sarà interrogato dal gip. Assistito dal suo avvocato, Vittorio Giaquinto, potrà fornire la sua versione dei fatti.
 
Martedì 9 Gennaio 2018, 13:13 - Ultimo aggiornamento: 09-01-2018 13:46
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