Scuole inaginabili e a rischio crollo
pronte altre richieste di sequestro

Studenti in marcia a Caserta
di Mary Liguori

Il vuoto retorico che sta rimbalzando nelle stanze dei palazzi della politica casertana, con il clamoroso annuncio della chiusura delle scuole e l’altrettanto sorprendente dietrofront di ieri, viaggia su un binario parallelo a quanto sta ricostruendo la procura ormai da cinque mesi a questa parte. Sul futuro degli studenti della provincia di Caserta non incombono decisioni di natura politica, ma l’eventuale provvedimento giudiziario che, nella tutela dell’incolumità dei ragazzi e dei dipendenti scolastici, sta intervenendo sulla scorta di perizie tecniche per evitare pericoli. Il rischio crollo certificato dai consulenti ha già determinato il sequestro di otto scuole tra Caserta, Alife e Piedimonte Matese. E almeno altre sei richieste di sequestro sono in valutazione in questi giorni. Sigilli, se ci saranno, per il reale stato pericolante degli edifici e non per la mancanza di documentazioni. 

Una linea pratica, quella che segue la procura diretta da Maria Antonietta Troncone che coordina i pm Carlo Fucci e Gennaro Damiano nell’indagine avviata sul finire del 2016. Gli accertamenti delegati ai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta (diretti dal tenente colonnello Nicola Mirante) sono tutt’ora in corso e stanno valutando, con i consulenti tecnici, la stabilità degli edifici che ospitano le scuole superiori nella provincia di Caserta, ma anche quelli che sono di competenza dei 104 comuni di Terra di Lavoro. Una mole consistente di accertamenti utt’ora in corso che partono da due precise ipotesi di reato. Accanto alla formulazione relativa alla presunta omissione di lavori in edifici, vale a dire gli adeguamenti che erano necessari ma non sono stati mai eseguiti in molte scuole, i pm stanno cercando di appurare se ci sia stata, negli anni, anche un’altra tipologia di condotta che configura una seconda ipotesi di reato: l’omissione di atti d’ufficio.

Gli inquirenti sono però ancora nella fase degli accertamenti delle responsabilità che includono l’analisi della posizione di un’ampia gamma di soggetti. Si va dagli amministratori dell’Ente Provincia ai responsabili politici dei Comuni, (naturalmente non solo quelli attuali) fino ai dirigenti scolastici. Gli adeguamenti andavano infatti chiesti a più livelli, in base alla tipologia di intervento necessario. E viene fuori, in questi giorni di clamore mediatico, che accanto a chi i fondi per gli interventi strutturali li ha chiesti invano, c’è anche chi - inspiegabilmente - non ha mai presentato istanze per ottenere i finanziamenti che avrebbero consentito di evitare il deterioramento degli edifici scolastici. D’altronde è chiaro che quella emersa in questi mesi non è certo una situazione recente, ma una circostanza che si è prodotta nel corso degli anni.

Sotto la lente d’ingrandimento, come detto, non ci sono solo gli edifici di competenza provinciale, ma anche quelli comunali. D’altronde i sequestri già eseguiti hanno colpito anche istituti per l’istruzione primaria e secondaria di primo grado. Ed è logico ipotizzare che lo scenario futuro potrebbe riservare sviluppi analoghi, quando saranno completi gli atti relativi ai sei edifici per i quali la procura ha già valutato la richiesta di sequestro. Intanto, emerge che in vista della scadenza della proroga per la certificazione antincendio (dicembre 2017) poche scuole si erano adoperate per risolvere la situazione e trovarsi pronte per gennaio 2017. Capitolo a parte l’agibilità antisismica: a quanto pare, nessun istituto è a norma. 
Martedì 16 Maggio 2017, 07:15 - Ultimo aggiornamento: 15 Maggio, 23:13
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